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Apocalisse 13,14-18 LA BESTIA TERRESTRE

APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 13, 14-18 LA BESTIA TERRESTRE

11 Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. 12 Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. 13 Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14 Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. 15 Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

La Bestia terrestre con il potere affidato dalla Bestia marina, seduce gli uomini, invitandoli a “fare” una statua della prima Bestia v. 14; “fa” condannare a morte chi non adora quella statua v. 15; “fa” che tutti ricevano il marchio della Bestia vv. 16-17.

Essa è, quindi, rappresentata soprattutto in azione e al servizio della Bestia marina. La sua pericolosità è nel fatto che si trasforma in agnello, mentre in realtà la sua voce è quella demoniaca del drago. Il pensiero corre ai falsi profeti denunciati da Gesù “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. Matteo 7,15. Il falso profeta, tra l’altro, entrerà in scena a più riprese nell’ Apocalisse.

Siamo, allora, di fronte a un simbolo del potere ideologico e religioso corrotto, della falsa religione col suo corteo di falsi profeti che conquistano le masse.

Nel v. 15 si fa riferimento alle statue parlanti, dedicate alla prima Bestia e dotata di poteri magici. Già il padre della Chiesa del II secolo Ireneo, parlava delle “operazioni magiche” che riuscivano a far parlare le statue, suscitando panico e adorazione vv. 14-15, sfociando così nell’ idolatria più cruda, l’ esatto contrario del volere di dio.

Ciò che il male riesce ad escogitare è inimmaginabile, la sua perversione non ha limiti. Ma la cosa più amara è nella processione descritta nei vv. 16-17: piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi che incarnano tutta la società. Sono segnati in fronte, simbolo del pensiero e della personalità, e sulla mano, espressione dell’ azione e delle decisioni operative, con un marchio infame. È una specie di battesimo demoniaco che si oppone al sigillo dell’ Agnello impresso sugli eletti fedeli (7,4; 14,1).

Il male attraverso la seduzione della falsa religione, rende schiavi uomini e donne, piccoli e adulti, ricchi e poveri; i suoi incantesimi sono come spire che ci avvolgono soffocando lo spirito. Tutto questo, però, non sfugge mai al controllo Supremo divino. Nei vv. 14-15 si ripete che tutto avviene perché “fu concesso”, per permissione divina, alla Bestia di agire intervenendo nella storia. C’è, quindi, sempre un arbitro superiore divino che, dopo aver lasciato liberi gli uomini, interviene nella storia in modo decisivo.

Il marchio di appartenenza reca incisi alcuni elementi simbolici della Bestia, come il nome e la sua cifra. Su quest’ ultima viene offerta nel v. 18. Di solito si afferma che, essendo il sette il numero della perfezione, l’ accostamento di tre sei nel numero seicentosessantasei da come risultato l’ apice dell’ imperfezione, dell’ instabilità, della negatività. Tre sei 666, da sempre i numeri associati a Satana: siamo in presenza di un concentrato di limite e imperfezione.

Questo è il mio fioretto di oggi e di ieri

Un doppio fioretto affinché la catena non si spezzi mai..

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse “