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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 12, 13 – 16

L’ ARCANGELO MICHELE

APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 12, 13-16

13 Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. 15 Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.16Ma la terra venne in suo aiuto alla donna: aprì la sua bocca e assorbì il fiume che il drago aveva vomitato dalla sua bocca.

Dal cielo ora ritorniamo sulla terra, ove, appunto, si svolge la battaglia tra il drago, la donna e suo figlio vv. 13-14. Dio offre una via di salvezza contro l’ assalto del male: riprendendo il tema del deserto, della manna e della protezione divina che libera dal male che era già apparso nella scena precedente 12,6, si ribadisce che la potenza del male non prevarrà.

La protezione divina che libera dal male è raffigurata simbolicamente dalle ali dell’ aquila, un’ immagine, già apparsa in 8,4 di matrice biblica e legata all’ esodo d’ Israele dalla schiavitù faraonica. Il tempo della fuga nel deserto sotto l’ incubo del male è, però, come sempre limitato e circoscritto. Usando un’ espressione del profeta Daniele, si afferma che la donna rimarrà con il figlio nel deserto solo “per un tempo, due tempi e la metà di un tempo”. A livello numerico abbiamo la sequenza 1+2+0,5=3,5, cioè la metà del numero perfetto “sette”, equivalente a tre anni e mezzo, cioè ai “quarantadue mesi” di 11,2 e ai milleduecentosessanta giorni di 12,3: sono cifre imperfette che denotano un tempo ridotto.

Ma l’ assalto satanico non ha tregua. Mille e mille sono i tentativi che il Maligno compie per schiacciare il bene. Nei versetti 15-16 il drago ricorre alle acque caotiche e distruttrici, espressione del Male e del nulla, ma allusione anche al mar Rosso che gli ebrei riescono ad attraversare. Anche in questo caso l’ assalto è vano e subito frustrato da Dio. L’ onda tumultuosa vomitata dal drago viene inghiottita dalla terra che è raffigurata come se avesse le fauci spalancate. I flutti delle tempeste minacciano i giusti, gli attacchi dei perversi si scatenano contro i fedeli, le persecuzioni dell’ ingiustizia incombono sugli onesti. Ma l’ ultima parola, efficace e decisiva, è quella di Dio e della sua parola protettrice.

Questo è il mio fioretto di oggi

Mi colpisce questa forza tremenda del male che io riscontro anche nella mia epoca. La vedo nelle multinazionali che decidono le sorti di miliardi di persone, nelle violenze sui bambini e sulle donne, su ogni abominio, su ogni delitto, su ogni sfregio alla creazione. Purtroppo sia nel mondo antico sia nel mondo moderno, non ravviso un “miglioramento” nel genere umano; tutto è statico e a mio avviso, è anche per questo motivo che la Parusìa tarda a venire.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”