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13 MAGGIO 2018 FESTA DELLA MAMMA IN TERRA E IN CIELO

OMNIA VINCIT AMOR

Mi ricordo mia madre sempre indaffarata in cucina, i suoi riccioli neri tenuti corti e il suo impeccabile grembiule; quasi una “divisa” che l’accompagnava per molte ore della sua giornata. Mamma aveva tante cose da fare e tutto si complicava sia per i pochi mezzi di sostentamento di cui disponevamo, sia per i mezzi di locomozione che costringevano mia madre a spostarsi solo con una bicicletta o a piedi. Io e mio fratello per tutto ciò, restavamo per molte ore da soli in casa, poiché mamma doveva allontanarsi dalla campagna per andare in paese per qualsiasi cosa: la spesa, il dottore, i lavori da domestica tanto indispensabili per raggranellare qualche spicciolo; necessario in quella povera casa, piena però di tanto amore e dignità. Io e mio fratello seppur piccoli, eravamo già abituati al senso del dovere e non combinavamo guai, giocavamo come tutti i bimbi del mondo, ma senza far danni o altro. Non c’erano telefoni e quando mamma tornava, il suo tenero sorriso faceva capire al mondo la sua apprensione mascherata in quelle ore di assenza e, la felicità, che nulla di male era capitato a noi. Se penso ai marmocchi di ora viziati e senza un minimo di responsabilità, mi vien voglia di prendere a ceffoni questi genitori incapaci e inconsapevoli del danno che stanno facendo alla loro progenie. Mamma ci amava tantissimo, anche se crescendo quel dialogo adolescenziale tanto necessario, era molto difficile affrontarlo con lei, poiché a differenza di oggi, l’educazione impartitale da mia nonna, dovuta al contesto dell’epoca, era molto rigida. A rendere ancora più artruso questo dialogo, era la “vergogna” di mamma per il fatto che non aveva un padre, ossia, l’aveva avuto, ma non la volle riconoscere il bastardo e così lei, si portò questo “fardello” doloroso per tutta la vita. Era un tabu’ che la faceva soffrire molto, tant’è che mio fratello capi’ solo da grande, che il cognome da “ragazza” di mia madre non quadrava e così, con molto imbarazzo lei gli spiego’ l’arcano. Mamma per questa ragione usava sempre il cognome di mio padre, anche in banca, quando cambiava l’assegno dello stipendio del babbo, lei si firmava sempre con il cognome di mio padre.

Un episodio tanto doloroso che mi ricordo ancora, nonostante io avessi sei anni, fu quando sentii il pianto di mia madre, un giorno che mio fratello nato da poco, aveva bisogno di latte artificiale per nutrirsi e la padrona di casa voleva insistentemente un aumento sulla mensilità dell’ affitto, ben sapendo le nostre poche risorse economiche. Non avevamo quei soldi, né per il latte, né per l’aumento, pianse mia madre, pianse a più non posso, non trovando una soluzione. Credo fermamente che la sete di giustizia che mi accompagna da quando sono al mondo, sia dovuta alle troppe storture a cui ho assistito. Ora ci lamentiamo e giustamente tanta gente sta male; bisogna ricordare però, che anche in quel periodo e, precisamente negli anni 60/70, c’erano molte sacche di povertà: non c’erano posti di lavoro, non c’erano indennità di supporto per le famiglie in difficoltà, non c’erano asili nido, non c’erano i sevizi sociali comunali per poter chiedere un sussidio. Questo periodo italiano viene spesso scambiato per anni di felicità e coesione sociale, certamente era l’immediato dopoguerra e tutto girava attorno al perno della ritrovata libertà; ma per molti la miseria restava, come la cattiveria che evangelicamente parlando è mischiata tra il grano e non si può separare se non quando il Signore appianera’ ogni cosa. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: “Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio». Matteo 15, 30

Le lacrime non saranno risparmiate in questa vita e non sappiamo il perché. Sappiamo però che nemmeno una di esse cadrà a terra inutilmente, anzi…nessuna lacrima cadrà a terra, perché tutte sono raccolte nell’otre di Dio, contate, misurate, non dimenticate.

Dice il salmo 56, 9: I passi del mio vagare tu li hai contati, le mie lacrime tu raccogli; non sono forse scritte nel tuo libro?

Dedicata a mia madre e a tutte le madri in Cielo.

Dedicata a tutte le madri in terra che in silenzio e dignità affrontano la vita con la grandissima forza dell’ amore.

Giusy💓

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