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19 MARZO FESTA DEL PAPÀ

FINCHÉ VIVRAI NEI MIEI PENSIERI, TU, NON MORIRAI MAI.

-Fiat 500 L – l’orgoglio di mio padre

I FAVOLOSI ANNI 70′- 80′”?

“TEMPI MODERNI”

C’è un grande revival sui fatidici anni 70’/ 80′, pare che quegli anni siano impressi nei cuori di molte persone; certamente era un momento particolare per molti di noi in quanto c’era la giovinezza, ed era il periodo storico in cui si stava lentamente uscendo dal buio nero del dopoguerra. S’ incominciavano ad intravedere le prime luci del benessere, ma non erano tutte rose e fiori, almeno nella mia famiglia.

LA 500 FU UNA CONQUISTA…

Mi ricordo che un giorno il babbo riuscì a raggranellare il denaro per comperarsi la sua prima macchina: una 500 L. Porto’ a casa le mazzette dei colori, poiché scegliere il colore era un “affare di famiglia” e (dopo varie discussioni), si decise per un arancione chiaro. Mi ricordo bene il sorriso smagliante di mio padre quando arrivo’ a casa con quella piccola scatola ruotante; per lui era più di una Ferrari Testarossa, ed era la prima volta che possedeva un mezzo per spostarsi con la sua famiglia e questo significava una libertà, una conquista ed una ricchezza, che mai aveva avuto in vita sua. Appena arrivò la stagione calda mio padre decise di portarci al mare perché io, mio fratello e mia madre non l’avevamo mai visto; il babbo si, perché aveva fatto il militare in Sicilia. Eravamo tutti pronti e ansiosi di partire come impavidi guerrieri, niente e nessuno poteva fermarci, la nostra 500 ci dava una forza inspiegabile: pareva avesse la stessa la potenza di un carrarmato “Leopard”.

AL MARE IN “500”

Eravamo tutti agitati per i preparativi, la mèta era Marina di Grosseto, mio padre aveva una sorella la’, così si abbinava il mare e la visita parentale…tutto ovviamente in un giorno! Mamma cucinava tanto per quell’ evento, i soldi per il ristorante neanche a parlarne, non c’erano! Però DOVEVAMO mangiare come per un pranzo nuziale, perciò il menù marino era il seguente: pasta al forno, cotolette di vitella fritte, con contorno di insalata pomodori e cetrioli (conditi al momento), cocomero, ciambella fatta in casa, caffè in thermos.

FINALMENTE IL MARE!

Dopo due ore estenuanti, il mare s’incominciava a intravedere, manco a dirlo dovevamo trovare una spiaggia libera, perché mio padre non era il tipo che andava a pagare ombrellone e sdraio. La spiaggia libera c’era, solo che la macchina dovevamo parcheggiarla ad un km di distanza, ovviamente pur di vedere il mare sopportavamo tutto, anche il fatto di portare ombrellone in spalla e svariate borse. Finalmente dietro all’ultima duna: il mare! Cristo, com’era bello! Azzurro. E infinito! Io, mio fratello e il babbo volevamo fare subito il bagno, ma mamma era categorica: nessuno poteva bagnarsi se non erano passate 3 ore dall’ ultimo boccone ingerito! Ci mettevamo così malvolentieri a prendere il sole o a gironzolare nel bagnasciuga, ovviamente senza uno straccio di crema solare e con delle conseguenze ineluttabili: bruciature in gran parte del corpo! Scattata l’ora fatidica, tutti e tre ci buttavamo tra le braccia del mare con una gioia e felicità che pareva che il mare contraccambiasse nella stessa maniera, accarezzandoci con le sue dolci onde. Mamma se ne stava in disparte ad osservarci, aveva un costume intero, ma pudica com’era, lo copriva con una vestaglia semi-slacciata e “osava” solo mettere i piedi nell’acqua; il mare era qualcosa di sconosciuto, lei aveva paura e l’ acqua che s’infrangeva nelle sue cavaglie segnava il limite da non oltrepassare, le sue “Colonne d’Ercole”.

L’ ORA DEL PRANZO

A mezzogiorno preciso, mio padre radunava “la sua tribù” e si riprendeva la strada del ritorno verso la 500, il cibo era lì, e si doveva consumare nella pineta adiacente alla macchina. Ricordo la sabbia che scottava sotto quel sole e per camminare dovevamo saltellare con i piedi, come i fachiri sui braceri ardenti. Il pranzo pantagruelico veniva consumato su una tovaglia posizionata a terra; eravamo affamati come orsi appena usciti dal letargo invernale e, come loro, appena sazi ci buttavamo per terra per un sonnellino riparatore: eravamo strafatti! Nel tardo pomeriggio si tornava ancora in spiaggia per un altro bagno, poi il saluto al mare e la triste partenza.

IL RITORNO…

Neanche a dirlo eravamo tutti stanchissimi, rossi come peperoni e in 4 in una 500, con tanto di asciugamani, cestino delle merende da “Yoghi e Orso Bubu”, ombrellone e chi più ne ha più ne metta! Nonostante tutto il babbo dotato di una volontà sovrumana, voleva passare a salutare la sorella grossetana e le nostre proteste, non le stava minimamente ad ascoltare. Così dopo “la rimpatriata parentale”, mio padre ripartiva più contento che mai, fischiettando in macchina per non addormentarsi, visto che il nostro “bolide” a quattroruote non aveva inclusa nel prezzo la radio e mio padre, non possedeva “pecunia” per comperarsela. Il resto della ciurma, ovvero, io, mio fratello e mamma eravamo in uno stato comatoso e impossibilitati nell’ emettere qualsiasi suono che potesse rassomigliare alla ben più minima parola o qualsivoglia farfugliamento.

A CASA! MACCHE’, BISOGNERÀ PUR CENARE!

Ci volevano due ore per tornare a casa ed oramai si stava facendo buio, cosicché mio padre faceva una sosta, controllava la macchina e… qualche avanzo del pranzo c’era… per cui meglio approfittare no? In tempo di guerra non si butta via niente e il cestino dovette cedere il pranzo superstite, alle nostre mandibole fameliche.

CASA DOLCE CASA…

Appena arrivati a casa, la corsa per accaparrarsi la doccia era d’obbligo e, subito dopo, il letto era preso d’assalto come fossimo soldati in prima linea. Sfiniti ci addormentavo subito, stecchiti come stoccafissi . Il giorno dopo avevamo un forte bruciore sulla pelle ed era uno strazio insopportabile, il segno del costume era visibilissimo. Incosci dei danni che avevamo procurato con quelle scottature, eravamo felici: bruciati sì, ma con la tintarella presa in un giorno… era una conquista pure quella!

A MIO PADRE SALITO IN CiELO…

E A TUTTI I PAPÀ CHE HANNO VARCATO LA SOGLIA.

Finché li farete vivere nei vostri pensieri… non moriranno mai

UN abbraccio a tutti,

Giusy❤

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