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19 MARZO-FESTA DEL PAPÀ…PER QUELLI IN CIELO CI PENSO IO…

-Foto personale- Mio padre emigrante ad Arbon mentre osserva sorridente le fotografie della sua bambina lontana. Trovo questa foto di una dolcezza indicibile e credo che se questo scatto l’avesse fatto un fotografo famoso, varrebbe una fortuna…Inutile scriverlo, per me ha comunque un valore inestimabile… 

“Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo” Isabel Allende

Sono nata il 19 Marzo del 1962, proprio il giorno della festa del papà…cosicché mi ritrovo ogni anno a condividere il mio compleanno, con questa ricorrenza, un connubio perfetto se il mio amato genitore fosse con me, purtroppo è andata diversamente… non posso però evitare di ricordarlo, perché… OMNIA VINCIT AMOR…

-Foto tratta dal web-Firenze in tutto il suo splendore-

CARO BABBO TI RICORDI FIRENZE?

Quando nacqui io, mio padre partì per fare l’emigrante, ma il dolore per la lontananza da me e mia madre fu così grande, che dopo due anni  torno’ dalla disperazione. Tornò, ma l’infame patria offrì poco che niente e così partimmo di nuovo, ma questa volta tutti e tre insieme alla ricerca di un nuovo lavoro, con mèta a Firenze…I miei genitori si apprestavano a fare i domestici in un villa di un noto medico. Ci accompagnò un parente di mia madre, con una squallida bianchina, perché ovviamente noi non avevamo una macchina! Il professore ci mostrò la villa e i lavori che i miei genitori dovevano svolgere, ma sua moglie, che noi tutti in seguito avevamo il dovere di chiamarla “la signora”, storcette il naso e puntò il dito su di me…Ok, per mia padre e mia madre, ma io ero proprio di troppo! Una bambina lì era d’intralcio, poiché si sa i figli piccoli si ammalano, hanno bisogno della madre, insomma, i domestici non hanno orari o tempo per la famiglia, da che mondo è mondo! Io avevo all’incirca quattro-cinque anni, una piccola donna, si cresce sempre in fretta quando la vita non concede molte attenuanti. Mi ricordo che la mia testolina era coperta con un fazzolettino a fiorellini (come si usava allora), indossato in modo ossequioso, in quanto per povera gente come noi, non era una futile moda, ma bensì, un segno vero e proprio di un rispetto quasi devozionale…ma che in quelle persone non sollecitò nessuna pietas. Mio padre, seppur con la tragica consapevolezza di non avere una lira in tasca, usò comunque tutto il suo carattere deciso, forgiato dalla dura vita che sempre l’ aveva accompagnato fin dalla nascita, sferro’ un pugno sopra il tavolo della cucina e disse loro, che senza la sua bambina, non sarebbe restato lì neppure un secondo in più . “I padroni” di fronte a quest’ uomo deciso  fecero un sobbalzo e alla fine accettarono me…Quel lavoro ottenuto fu un’ avventura, densa di rose e di tante spine…

L’ ALLUVIONE DEL 1966

Il sabato pomeriggio era la nostra giornata libera, mio padre possedeva una “Benelli rossa” e così tutti e tre approfittavamo per andare a visitare Firenze. Io e mio padre ci mettevamo sulla moto a cavalcioni, mamma invece, di fianco, perché l’epoca voleva che le signore dovevano girare in moto così. C’era stata l’alluvione da pochi mesi, il verde sui muri arrivava all’incirca fino a 6 metri d’altezza e l’odore acre della muffa si sentiva molto forte. Che spettacolo, nonostante tutto, Firenze! Mi ricordo ancora, la basilica di Santa Croce gravemente danneggiata dall’alluvione, Santa Maria Novella, Ponte vecchio, S. Maria del Fiore, il Battistero con il Cristo Giudice, che meraviglia, pareva che volesse abbracciare il mondo! Credo fermamente che la mia passione per l’arte e per il bello si sia sviluppata lì, una passione che mi è rimasta dentro e che mai ha potuto realizzarsi con una laurea, per via delle sempre precarie condizioni economiche dei mie genitori. Nelle nostre passeggiate fiorentine, un giorno ci trovammo davanti al campanile di Giotto, i miei genitori decisero di salire fino in cima attraverso le scale interne, ovviamente io ero troppo piccola per salire quelle micidiali scale, mio padre pero’ non si perse d’animo, mi carico’ sulle sue spalle forti ed insieme arrivammo in vetta al campanile. Una volta ridiscesi, stanchi, ma soddisfatti, c’era un momento di grande confusione data l’ora centrale della giornata e così, io m’ incamminai tenendo per mano quello che pensavo fosse mio padre, ad un certo punto però, alzai lo sguardo e vidi che non era lui. Mi ricordo che iniziai subito a piangere, ma quel signore sconosciuto, mi accarezzo’ abbozzando un lieve sorriso e mi fece cenno di guardare indietro…mio padre e mia madre erano a due passi da me e sorridevano, avevano visto la mia disattenzione, come l’aveva notata quel signore, che si prestò per un attimo al gioco. Inutile dirlo…lasciai subito quella mano sconosciuta e corsi ad abbracciare mia madre e mio padre…

VORREI TANTO POTERLO FARE ANCORA…

-Firenze-Interno del Battistero-Cristo Giudice-“pareva che volesse abbracciare il mondo…”

MI RIMANE IL VIVERE DEL TUO PASSO

Ho amato ogni piccola voglia del tuo sorriso,
ogni semplice maniera,
anche la misura dell’umido
per quegli occhi in distratta attenzione.

E avrei voluto legare quel suono d’arrivo
con l’inchiostro felice per scriverci un libro,
asciugare il rumore dell’acqua
per toccare il tuo volto.

Ma ho incontrato l’età delle parole
addosso alle tue labbra mute.
E il silenzio continuo dell’entrata
fermarsi di gambe come in concessione d’inverno.

Mi rimane il vivere del tuo passo,
uomo a dire tanto, bambino oltre ogni tempo,
figlio dei pomeriggi in cerca d’ombra.

Sapendo di non vivere come avrei voluto,
stretto e mite tra i tuoi modi
e in quelle passeggiate a cadenza di peso.

Mentre ancora oggi mimo quel gesto di porta
che mi veste al respiro.
E solo per ritrovare il perimetro
che mi fu padre.

Sarino

Per gentile concessione:

https://rosariobocchino.wordpress.com/



-FOTO PERSONALE-MIO PADRE EMIGRANTE AMAVA MOLTO RISPEDIRE LE SUE FOTO A MAMMA, CON DEDICHE SUL RETRO.

“Avrei ancora tante cose da raccontare, pensieri, che potrei materializzarli in fiumi di parole, tanto è vivo in me l’amore e il tuo ricordo…”

A mio padre e…

A TUTTI I PAPA’ SALITI IN CIELO

GIUSY ❤




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