Tag

, , , , , ,

-foto tratta dal Web-

“Invictus” era la poesia che recitava Nelson Mandela, nei lunghi anni di prigionia per farsi coraggio.

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

WILLIAMS ERNEST HENLEY 

A TE CUORE IMPAVIDO E ANIMA LIBERA

UN GRANDE ABBRACCIO

Giusy

Caro diario, scrivo queste poche righe per sottolineare che a nessuno piace morire, o, a nessuno piace fare quella fatidica iniezione a meno che si è pazzi o sadici. Il fatto è, che bisogna imparare a mettersi nei panni degli altri, prima di far tante chiacchiere inutili. Penso che non tutti siamo uguali e pertanto, ciò che a me può sembrare insopportabile, magari per un altro non lo è. Per questo non si può fare di ogni erba un fascio, di sicuro però non si può negare a chi è nelle sofferenze più indicibili, questo diritto inviolabile di decidere cosa fare della propria vita. Ho pensato cosa potesse significare avere un tubo infilato nella trachea, ho pensato a come mi sarei sentita nella completa cecità come Fabo, mi sono immedesimata di stare in quel letto immobile per anni, ho pensato a tutti i fluidi del corpo e a tutte le persone che avrebbero dovuto assistermi. Inavvertitamente il mio pensiero è andato ad un possibile prurito in testa, ho percepito come quella tortura sottile e continua mi potesse far star male e al fatto, che seppur cosciente, non avrei potuto grattarmi per farla cessare. È  un dolore gigantesco e la dignità di una persona va rispettata, non so qual’è il confine fra il bene e il male, so che una legge serve e al piu’ presto, perché non è  più possibile accettare che si debba emigrare anche per morire.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Annunci