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image Immagine tratta dal Web

A volte ci sono persone che mi scrivono: “PREGA PER ME!”.

Non so spiegarmi il motivo per cui a volte trovo delle email di questo genere. Sì, ho un blog con questo titolo, ma io sono una persona qualsiasi, laica, che nel lungo percorso accidentato della propria avventura chiamata “vita”, ha dedicato un po’ del suo tempo a meditare sul Trascendente; tutto qui. Un tempo ho pregato molto, moltissimo, per mia madre e mio padre e ho cercato in tutti i modi di avere quella grazia, quella per cui, chi per un verso, o per un altro, prima o poi la va a cercare. Per me, invece, ho chiesto sempre molto poco o niente; mi è capitata una malattia demielinizzante a 16 anni, che in sostanza, ha stravolto tutta la mia vita; avrei ben potuto chiedere…e invece no, non so, NON AVEVO E NON HO LA FORZA. Non voglio neppure tentare di autoanalizzarmi, è andata così e basta. Per questa ragione, pregare per gli altri, è un atto che compio con sincera devozione, rispettando questa richiesta, ma è come regalare un sorriso quando in cuor tuo vorresti solo che piangere; non è facile. Provo un certo imbarazzo, non so, ma io davvero sono una donna come tutte, anzi, ci tengo al mio “apparire”, non voglio farmi vedere che non sto bene, anche perche’ nel mio piccolo paese, qualunque comportamento si adotti, vieni sempre giudicata e ognuno deve dire la sua: se ti butti giu’, la gente ha da ridire; se ti tiri sù, la gente ha da ridire ugualmente…allora me ne frego, metto il mio amato rossetto, indosso i miei vestitini femminili (niente di ché, non posseggo abiti firmati), ed esco…ma non ho l’aspetto, ne’ esteriore ne’ interiore, di una MONACA! Mi sento assolutamente come tutti, con i miei pregi e con i miei difetti, anzi, a dir la verita’, sono anche d’incavolatura facile, perché la vita quando è dura, t’ insegna anche a rafforzare le difese. Poi è vero, quando apro il mio cuore, sono di una dolcezza e sensibilità estrema, fino al punto di essere un’autolesionista! Ho voluto fare questa precisazione, raccontando un po’ della mia vita, perché NON voglio, che nessuno pensi, che le mie preghiere siano più efficaci di quelle degli altri! Mi raccomando, non bisogna cadere in queste trappole spicciole terrene, di fronte a Dio, siamo tutti uguali, anzi, chi è il primo può essere l’ultimo e chi è l’ultimo, può essere il primo!

PREGARE, PERCHÉ?

Nel Vangelo, Gesu’ invita ogni uomo a pregare incessantemente, senza arredersi mai. Lui stesso, prima di ogni prova che doveva affrontare, o prima di ogni miracolo che si apprestava a compiere, si isolava e chiedeva aiuto pregando il Padre Suo “che era nei cieli”. i discepoli chiedevano: “Signore, insegnaci a pregare” e Lui lo fece, con il Padre Nostro.

Si puo’ ben dire, a questo punto, che pregare è un invito esplicito che il Signore ci ha insegnato. L’anima con la preghiera si unisce a Dio in un colloquio sia comunitario, sia personale e la preghiera la si può paragonare ad un grande respiro: il respiro dell’anima. Tutte le religioni si accomunano in questo punto, la preghiera è per tutta l’umanità, un dialogo con la Divinità. Certo, bisogna pur dire, che l’uomo moderno ha ridotto di molto, se non annullato del tutto, questo “appuntamento” con il Trascendente. I ritmi serrati del lavoro, del consumismo sfrenato, hanno inciso notevolmente su questo punto e poi diciamolo francamente, vivendo nel benessere, che bisogno c’è di chiedere aiuto ad una Divinità? Spezzando questo filo invisibile pero’, l’uomo smette di alimentarsi alla Sorgente Divina dell’Amore e questo fa sì, che ogni ispirazione verso un Bene superiore viene meno. L’uomo così tende a porre come principio cardine se stesso, egli diventa il perno dove può avvitare ogni propria aspirazione, senza aver più timore di dover rendere conto a qualcuno, senza interrogarsi sul bene e sul male che compie, in sostanza: SI AUTOASSOLVE.

LA PREGHIERA NASCE CON L’HOMO SAPIENS

Fin dai tempi più remoti l’uomo innalzava lo sguardo al cielo e chiedeva aiuto alle varie divinità. L’uomo arcaico, prima di attraversare un fiume, pregava lo spirito delle acque, affinché quel fiume, avrebbe potuto attraversarlo sano e salvo. Per cui, l’uomo nasce fin dalla notte dei tempi con uno spirito religioso, non a caso, anche la sepoltura dei morti è prerogativa dell’Homo Sapiens. La diffusione delle pratiche funerarie fanno ritenere che l’Homo sapiens credesse in una vita al di là della morte. Per questa ragione egli viene considerato un homo religiosus, cioè un uomo religioso.

PREGARE, COME?

Nel Vangelo sta scritto: “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”. Matteo 6, 5-8

La preghiera è un atto intimo e personale, certamente però, non può essere fatta in modo superficiale. Il Vangelo invita l’uomo a vivere questo momento senza ostentazione, in raccoglimento, con un cuore aperto e sincero, senza sprecare “parole inutili”, ovvero mirare alle reali necessità, baipassando tutto ciò che è superfluo ad un fine spirituale.

IN MY HUMBLE OPINION…

La preghiera per me, non è solo muovere le labbra o scandire formule già stabilite, ma lo so, io spesso esco dai canoni tradizionali. Ad esempio, posso dire che quando andai a cercare una grazia da Padre Pio per mia madre, mi ricordo che cominciai a piangere appena entrata in chiesa e continuai così, per tutto il tempo che ci volle per visitare il santo; incurante della folla che c’era, degli sguardi che si posavano su di me, io piangevo senza riprendere fiato… ecco, per me, quella fu la preghiera più potente che io abbia mai fatto.

E poi venne anche la volta di mio padre…Era Pasqua e lui era solo in quel letto febbricitante, con la leucemia. Passai a salutarlo e andai poi alla Messa…ma in chiesa mi assalì uno sgomento che aumentava di minuto, in minuto. Le parole del sacerdote non le sentivo più, la mia mente era altrove… scappai da quella chiesa e raggiunsi mio padre, mi gettai su quel corpo malato, baciandolo come non mai. LA MESSA ERA LÌ, E QUEL POVERO UOMO, ERA UN ALTRO CRISTO CHE SI ACCINGEVA A SALIRE SUL GÒLGOTA.

Nel blog, nella categoria “PREGHIERE”, ce ne sono parecchie, alcune sono scritte da me: una preghiera per te, Padre nostro degli abbandonati, In memoria di te, Cara mamma ti scrivo, così mi distraggo un po’; ma ero proprio agli esordi, il mio blog non lo conosceva nessuno e poi vabbe’, sono una dilettante! In realtà devo dire, che di preghiere ne ho composte molte, ma le ho regalate in diverse circostanze, senza pubblicarle. Non prego tutti i giorni, già l’ho detto, ma quando lo faccio, invio al Creatore, il meglio che il mio essere può sprigionare. È come quando si scrive una lettera d’amore; si cerca in tutti i modi di spiegare quello che si prova, la bellezza di quel sentimento e la speranza di essere corrisposti…
Amo scegliere quello che voglio dire a Dio e per il motivo che ho spiegato sopra, devono essere parole che sento e che desidero arrivino a Lui.
A Maria, invece, dedico una preghiera che m’infiamma il cuore e che recito a memoria: la preghiera di S. Bernardo alla Vergine, tratta dal XXXIII° Canto del Paradiso di Dante Alighieri. Concludendo, vorrei che fosse chiaro a tutti, che ci sono tanti modi per rivolgere un pensiero a Dio; anche osservare e rendere grazie per un tramonto dai colori sfavillanti, è onorare Dio, o soffermarsi a guardare un cielo con delle nuvole bianche, che rincorrendosi, pare siano fatte di zucchero filato, è rendere omaggio al Sommo Artista. Oppure ascoltare una canzone e, accorgersi, che tutto quello che il tuo essere avrebbe voluto dire a Dio, si esprime attraverso quel suono e tra le rime di quel testo.

S. AGOSTINO DICEVA: “CHI CANTA, PREGA DUE VOLTE”.

“Franco Battiato – L’ombra della luce”

Franco Battiato – L’ombra della luce
Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente;
quando il mio percorso, si fa incerto.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché le gioie del più profondo affetto,
o dei più lievi aneliti del cuore,
sono solo l’ombra della luce.
Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce

DEDICO QUESTA MERAVIGLIOSA CANZONE-PREGHIERA, A TUTTI COLORO CHE MI HANNO CHIESTO DI PREGARE PER LORO, A TUTTI GLI AMICI CHE SEGUONO QUESTO BLOG, A GIULIO REGENI E ALLA SUA FAMIGLIA.
Con tutto il mio affetto, Giusy ♥♥♥

Volevo resistere, perché la mia sensibilità è un ‘arma a doppio taglio, l’ho scritto che sono un’autolesionista, ho donato tanto amore nella mia vita, sempre mal ripagato, voglio imparare ad avere un cuore di pietra, così almeno mi proteggero’ da tante inutili sofferenze. Ma oggi, proprio non ce la faccio, il mio pensiero vola e va a GIULIO REGENI, un ragazzo italiano di cui dobbiamo essere tutti fieri, ucciso barbaramente da degli infami, purtroppo ancora senza nome.
Onore e gloria a te Giulio! I dèmoni della morte ti hanno strappato la vita, la stessa vita che Dio ti donò per viverla. In terra hai trovato solo che dolore, in Cielo avrai solo che amore. Ora che sei un angelo fulgido e potente, ora che ti specchi nella mente dell’Altissimo…difendici, dalle forze contrarie!

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