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Con Thomas Sankara…l’Africa sogno’ quattro anni

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Il 4 agosto 1983 dei giovani ufficiali si impadronirono del potere in Alto Volta, proclamando la Rivoluzione e nominando Thomas Sankara presidente. Sankara, non era uno dei soliti presidenti “fantoccio”, messo a governare una nazione per poi lasciare il popolo nella miseria, come accade fin troppo spesso in quel continente. Thomas Sankara, era uno del popolo e si capì ben presto che il suo stile era diverso; egli era un uomo integro, onesto, imprevedibile, trasparente, sognatore, idealista. Come prima cosa cambiò il nome del suo Paese da Alto Volta, in Burkina Faso, che significa “Paese degli uomini integri”. Adotto’ velocemente una serie di riforme per migliorare le condizioni della popolazione e del territorio. In soli 4 anni di Governo, Sankara riuscì a realizzare riforme epocali e cambiò il volto del suo Paese. Thomas Sankara, si dedico’ a programmi ambiziosi e intensivi: riuscì in meno di tre settimane, a far vaccinare contro il morbillo, la meningite e la febbre gialla il 60% dei bambini. Fornì 2 pasti e 5 litri d’ acqua al giorno a ciascun cittadino burchirnabe’, promosse una campagna di rimboschimento, la ridistribuzione delle terre ai contadini e la soppressione delle tasse agricole. In ogni villaggio fece costruire nuove scuole, ambulatori e magazzini per i raccolti. Impose una campagna di alfabetizzazione di massa e obbligo’ i capi-villaggio a seguire corsi di formazione per infermieri di primo soccorso. Il giovane capitano-presidente, ribattezzato da tutti il “il Che Guevara” africano, licenzio’ 10 mila dirigenti, funzionari e impiegati, tutti uomini del precedente governo che appesantivano l’apparato burocratico ed economico del paese e si circondo’ solo di pochissime persone fidate. Con i soldi risparmiati fece costruire una linea ferroviaria tra le due principali città del suo paese. Vendette tutte le auto blu dello stato, per costruire due ospedali; per spostarsi utilizzava una Renault 5, ovvero, una delle sole 4 utilitarie del parco macchine statale. Viveva in una semplice casa di tre vani, con moglie e figli ad Ougadougou. Si decurto’ lo stipendio del 500% abbassandolo fino a 200 dollari mensili, a volte rimaneva senza soldi in tasca, tanto che le sue guardie del corpo intervenivano spesso per prestarglieli.

Così parlo’ Thomas Sankara…

 “Parlo in nome delle madri che i nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o diarrea, senza sapere che dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio e capricco di pochi uomini e donne, il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica, abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”. Thomas Sankara

“Dopo essere stati schiavi, ora siamo schiavi finanziari. Dobbiamo avere il coraggio di dire ai creditori: siete voi ad avere ancora debiti, tutto il sangue dell’Africa”.

” Non possiamo rimborsare il debito perché non abbiamo di che pagare. Non possiamo rimborsare il debito perché non siamo responsabili del debito”.

“Non possiamo pagare il debito, perché gli altri ci devono cio’ che le più grandi ricchezze non potranno mai pagare: il debito del sangue”.

“Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo”. Thomas Sankara, parte del discorso pronunciato all’ONU.

15 ottobre 1987, quel giorno uccisero un sogno e la felicità di un popolo.

Thomas Sankara venne ucciso alle ore 16, 30 del 15 ottobre 1987, insieme a dodici ufficiali, in un colpo di stato preparato da un ex compagno d’armi. Il complotto fu organizzato per consentire a Paesi fortemente industrializzati di poter continuare ad attingere, a costo bassissimo, alle risorse del Burkina Faso. La morsa invisibile e rapace della finanza internazionale, l’equilibrio post-colonialista messo in discussione, strapparono la vita di Thomas Sankara, nel paese degli uomini integri.

E Dio disse: trovatemi 10 giusti e non distruggero’ Sòdoma…

“Il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere”. Genesi 18, 20-21
“Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? [….] Rispose il Signore: “Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonero’ tutta la città” […] Abramo riprese e disse: “….forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque sterminerai tutta la città? Rispose il Signore: “Non la distruggero’ se ve ne trovo quarantacinque”……”Forse là se ne troveranno quaranta…forse là se ne troveranno trenta…Forse là se ne troveranno venti…Forse là se ne troveranno dieci”. Rispose il Signore: “Non la distruggero’ per riguardo a quei dieci”. Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo tornò nella sua abitazione.
Genesi 18, 23-33

Caro diario, ho voluto presentare questa pagina tratta dal libro del Genesi, con un preciso intento: l’uomo si è sempre domandato perché Dio non concluda la vicenda del genere umano, intrisa di violenza e cattiveria con il suo annientamento. Le Sacre Scritture ci spiegano in sostanza, che in mezzo a tanto male, c’è sempre anche un po’ di bene, rappresentato dai “giusti”. Quel poco di bene che avanza, grazie a queste persone, procede però con tanta fatica e in mezzo a mille ostacoli, ma salva e porta avanti l’intera creazione. Il filosofo Jonas, davanti ai campi di sterminio e al silenzio “inaudito” di Dio, si pose questa domanda: “O Dio non c’è, o non si cura degli uomini”. La risposta a questo interrogativo, che è la somma di tutti i NOSTRI interrogativi, è palesemente evidente: Dio non stermina nessuno in questo mondo, ne’ il buono né il cattivo, perché il Suo giudizio finale lo dara’, ma alla fine dei tempi, “dove nessuno sa l’ora e il giorno”. Per cui, il problema del male viene rigettato di nuovo sull’ umanita’, libera di decidere da sola, quale strada seguire. Gesù Cristo diceva: “il mio Regno non è di questo mondo”. Nessun castigo in terra da parte di Dio, nessuna guerra in nome in Suo nome; siamo capacissimi da soli a farci del male.

Ho voluto raccontare la storia di Thomas Sankara, perché egli era un uomo giusto, un uomo che aveva saputo donare la felicità e la voglia di sognare al suo popolo e in soli quattro anni. Thomas, incarna il bene che sarebbe andato avanti in una maniera inimmaginabile, se non fosse stato ucciso. La forza distruttiva del male la conosciamo bene, ma altrettanto potente e’ la forza dell’amore se messa in atto. Come quando si dà un calcio ad un pallone e nessuno può sapere né la traiettoria, né la lunghezza del tiro. Fu fermata quella pallonata, gia’… ma resta sempre il fatto che Sankara, ha dato l’input e QUEL CALCIO L’HA TIRATO. L’ho scritto più volte, ma voglio ripeterlo, io non posso cambiare il mondo, ma userò tutte le mie forze per iniettare il germe del bene, della bellezza, della cultura, dell’amore, perché prolifichi il più possibile, il trionfo dell’umanesimo è l’unica arma da contrapporre all’ alienazione umana. Certo, sono consapevole di possedere solo un piccolo e sparuto blog, catapultato nell’immenso universo di Internet. Ma come Davide e il gigante Golia, gettero’ il mio sasso, non me ne starò ferma e inerme, voglio partecipare, seppur in minima parte, a far da contrappeso alle storture di questo mondo. Proseguiro’ ancora, e come Abramo troverò dieci giusti da presentare a Dio e a tutti voi, perché ormai è chiaro che il bene procede a piccoli passi e che la responsabilità del male sulla terra è nostra. Siamo otto miliardi di formichine guerrafondaie, che si odiano tra loro, egoiste, prevaricatrici, insensibili nel custodire il nostro habitat e inclini solo a depredarlo. Come scrisse il mio amico Enrico, “spero che la specie che prendera’ il nostro posto, sia migliore di noi”. Se il genere umano avesse seguito le orme di Thomas Sankara e di tutti i giusti che nel silenzio operano e portano avanti il bene, avremmo raggiunto tutti la felicità e forse, l’Homo Sapiens se per una volta cambiasse idea, potrebbe ancora riaccendere quella flebile luce, sbiadita e smorta e trasformarla nel grande fuoco dell’amore.
Onore e gloria a Thomas Sankara, uomo GIUSTO, al quale va tutto il mio affetto, ora e per sempre.
Giusy lorenzini

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