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Animula vagula blandula

Animula vagula blandula,
hospes comesque corporis,
quae nunc abibis in loca
pallidula rigida nudula?
Nec ut soles dabis iocos?

Publius Aelius Hadrianus

Povera anima mia leggera e dolce,
ospite e compagna del corpo,
in quali luoghi or te ne andrai
smorta intirizzita spoglia?
E non scherzerai come sai tu?

L’Imperatore Adriano era un uomo di cultura raffinatissima e questa sua poesia meritatamente famosa, ci presenta l’aspetto più meditativo della sua personalità. Adriano, in questi cinque versi struggenti, si rivolge alla propria anima che sta per apprestarsi al finale viaggio nell’Ade. Egli la vede una volta separata dal corpo, piccola, tenera, pallida e nuda; l’anima dunque, per l’Imperatore Adriano, unita al corpo è fonte di gioco e di allegria, ma separata da esso, è priva della forza necessaria per conferire all’uomo allegria e vitalità.

Per gli antichi romani, l’anima dopo la morte discendeva nell’Ade

Per i greci/latini, l’Ade era il regno dei morti, le anime non erano tali, ma “ombre”, senza una distinzione tra ombre buone o malvage, senza una pena da scontare o, all’opposto un merito per gioire. Si credeva inoltre anche in un altro luogo spaventoso il Tartaro: “Una voragine buia, talmente profonda che lasciandovi cadere un’ incudine, questa avrebbe impiegato nove giorni e nove notti per toccare il fondo”. (Esiodo,Teogonia) I campi Elisi erano gli unici luoghi dove dopo la morte, si trovava una certa pace (ma era esclusivamente riservato agli eroi o a chi compiva gesta gloriose). La poesia struggente dell’ imperatore Adriano, adesso è ancora più comprensibile: la vita di ogni greco o latino era tremendamente permeata d’infelicita’; in questo contesto, l’uomo non è solo sottomesso alla morte, ma anche ad un cieco destino senza alcuna possibilità di essere cambiato.

Per gli antichi ebrei, l’anima discendeva nello Sheol

Per gli ebrei antichi, dopo la morte, si accedeva nelloSheol o Inferi, un luogo desolante fatto di polvere e tenebre, nei Salmi piu’ arcaici sovente veniva espressa la disperazione dell’uomo di fronte a questo scenario ineluttabile che attendeva l’anima di ogni defunto.

Con l’avvento del cristianesimo, avvenne una rivoluzione straordinaria…

In un angolo sperduto della Galilea, un certo Gesù affermava: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morra’ in eterno. Credi tu questo?”. GV 11,25-26 Un bel cambiamento di rotta, non c’è che dire! Quel pericoloso “visionario” supplicava a tutti di credere in lui e che era venuto nel mondo se non per questo: aprire le porte dell’aldila’, una dimensione fatta di amore, pace, felicità senza fine…Che capovolgimento rispetto alla terribile angoscia dello Sheol o dell’Ade! Cristo apre una via e la percorre per primo, ma offre ad ogni uomo la possibilità di fare altrettanto. Davanti a tale pretesa dobbiamo scegliere: quest’uomo è un pericoloso visionario, o siamo di fronte a Qualcuno che assume su di sé la risposta definitiva, quella che ogni essere umano si pone sulla sopravvivenza dopo la morte?

Caro diario, il due novembre si ricordano i defunti, ed io mi sento vicina a tutti coloro che hanno lasciato questo mondo, senza distinzione di razza e di religione perché di fronte alla morte siamo tutti uguali. In questi giorni c’è un gran via vai al cimitero, tutti o (quasi) si recano a porgere un saluto ai loro cari. Il camposanto del mio paese è in salita, come il Golgòta e come la vita che è fatta di salite e discese. È un luogo d’incontro il cimitero, qualche volta capita di sfogarci tra gli abituè, così parliamo di ciò che ci unisce: il dolore, la tristezza, la solitudine, il rammarico, la nostalgia. In questo luogo stranamente emergono sentimenti che non si trovano altrove, come la compassione vicendevole. Osservo le tombe dei bambini e di chi ha perduto la vita troppo presto, si riconoscono, sono piccoli giardini dove i fiori più belli giacciono sotto terra. So bene che l’anima di ogni persona che ha perduto la vita, NON è in questi luoghi, ma non accetto il disprezzo di questi corpi da parte dei seguaci della dottrina reincarnazionista o delle nuove correnti new Age. Sono estremamente convinta che il successo di tali credenze in occidente, sia dovuto dal cattivo esempio che la Chiesa Cattolica ha dato in questi secoli; non trovando risposte adeguate ai propri bisogni spirituali, le persone si sono orientate verso altre discipline, offuscando così il cristianesimo nella sua inequiparabile bellezza e completezza. Per i seguaci di questa teoria, il corpo è solo una scorza, un involucro intercambiabile, “un mezzo” per trasmigrare da un corpo ad un altro corpo, per poter espiare i propri peccati. Attraverso queste continue reincarnazioni, si arriva dopo innumerevoli processi di purificazione alla beatitudine completa: il Nirvana. La dottrina della reincarnazione, elimina ogni concreto spessore alla nostra storia personale e l’unicità irriducibile di ogni uomo, il Karma inoltre, è una legge spietata che uccide “la pietas” umana. In sostanza la legge del Karma afferma che si raccoglie il frutto di ciò che si è seminato, o si subiscono le reazioni delle proprie azioni sbagliate, per cui la reincarnazione serve per correggere gli errori compiuti in vite precedenti. Non a caso una mia amica seguace di tale dottrina, conoscendo bene le mie NON rosee condizioni di salute, mi disse un giorno: “l’hai scelto tu di essere così, è quel che ti meriti!”. Posso dire che un pugno in faccia mi avrebbe fatto meno male, ecco un esempio plastico di quando si segue una filosofia e che significa applicarla nel concreto, beh, non nascondo che mi stanno scivolando lacrime sul viso, mentre sto scrivendo queste parole…ma con la mia determinazione seguitero’ ad amare il mio corpo, seppur imperfetto e non mi sento responsabile di una malattia che non ho cercato, ne’ voluto in nessun modo, che ha stravolto tutta la mia esistenza, che ho combattuto con tutte le mie forze e con tutte le terapie; anche le piu’ dolorose per anni e anni…Voglio proprio vedere, questi convinti reincarnazionisti occidentali, di fronte al male come si comportano, mi interesserebbe sapere se hanno tutta questa voglia di lasciare il loro corpo, o se cercano in tutti i modi di tenerselo. S. PAOLO, diceva che il corpo e’ tempio dello Spirito, la speranza cristiana non riguarda solo l’immortalità dell’anima, ma una creazione rinnovata del “corpo”. Gesù è il metro con cui dobbiamo misurarci e quando risuscito’, come attestano i Vangeli, apparve per primo a Maria Maddalena, poi agli apostoli e stette con loro 40 giorni prima di ascendere al Cielo. Cristo, entrò a porte chiuse in casa dei discepoli e invitò l’incredulo Tommaso a stendere la sua mano per farla appoggiare sul suo costato ferito; in seguito lo videro oltre 500 persone, come attestano gli Atti degli apostoli. Gesù perciò, apparve a tutti con il SUO CORPO e non con quello di un altro. Di cosa era fatto quel corpo passato da morte a vita? MATERIA SPIRITUALIZZATA, questa è la risposta. Nel vangelo (che bisognerebbe leggerlo riga per riga e insegnarlo così, nel terzo millennio, altrimenti l’emorragia di credenti sarà inarrestabile), Gesù appare e scompare molte volte, oltrepassa muri e porte chiuse; supera cioè le leggi della fisica conosciute in questo mondo, proprio perché il suo corpo risorto ha le stesse sembianze umane, ma diversa è la materia di cui è composto. Gesù è il Primogenito di una creazione nuova, è la prefigurazione di ciò che saremo ANCHE NOI. Nel rito funebre, durante le esequie, il sacerdote dice una frase che raccoglie tutto il pensiero cristiano: “RISORGERAI CON QUESTO CORPO”. SÌ, questo unico corpo ad immagine di Cristo risorto: sanato da ogni malattia, trasformato, incorruttibile, glorioso e spirituale. Quando vado a trovare i miei genitori, sia ben chiaro, vado per la storia personale che quei poveri resti mortali rappresentano; non sono un prezioso reliquiario, né tantomeno oggetto di venerazione. Quei poveri resti, in primis, mi hanno amata; quelle ossa mi hanno abbracciato e tenuto per mano, quelle mandibole e quei denti mi hanno sorriso, tra quelle ossa fui concepita. Amo il loro vissuto e sono felice di averne fatto parte, anche se per poco tempo. Se potessi aver modo di rivederli, andrei a prenderli anche all’Inferno se fosse necessario, come Orfeo e Euridice, sì che ci andrei, l’amore è una forza sovrumana e le onde dell’amore non conoscono frontiere.
Un ponte tra le due rive
La separazione fisica non colpisce la comunione tra i defunti e i viventi ancora sulla terra, c’è un ponte che divide le due rive; i nostri sensi limitati ci impediscono di vedere l’altra sponda, attraversare questo ponte è estremamente difficile, poiché la nostra comprensione dell’universo è sempre approssimativa e frammentaria. La realtà quantistica implica uno spazio multi-dimensionale, diverso dalla nostra vecchia nozione di SPAZIO-TEMPO e domani la nostra visione del “mondo reale”, sarà senza dubbio corretta da altre scoperte, per cui credo che in futuro, non so quanto prossimo o lontano, potrebbe essere possibile per noi e per i nostri cari defunti avere un contatto tra una dimensione e l’altra. Per accedere in un mondo parallelo, invisibile e spirituale occorre un filo conduttore diverso dalle cose materiali terrene, L’AMORE è un’ ENERGIA da non sottovalutare perché agisce da ambo le parti ed e’ su questa direzione che dobbiamo continuare ad orientarci. La scienza, fatta di uomini e donne dotati d’ intelligenza, fantasia, intuito, genialita’, darà il suo contributo; non so quando e non so dove, ma quel ponte verrà attraversato, fino all’altra sponda.

A mia madre e a mio padre, in attesa di questo ricongiungimento, vostra Giusy.

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