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Innocenzo III approva la Regola francescana-Affresco attribuito a Giotto (1290-1295)-Basilica superiore Assisi

La Regola di S. Francesco
La regola di S. Francesco è un documento redatto da S. Francesco d’Assisi, con il quale egli intese dare alla comunità di frati che lo seguivano, sia l’indirizzo spirituale del nascente Ordine francescano, che una serie di norme pratiche destinate a regolare la vita quotidiana. Alla presenza di Innocenzo III, Francesco espose la forma di vita o Regola per i frati, composte da frasi evangeliche e norme di vita, il papa diede la sua approvazione. (Wikipedia)
Innocenzo III, accetto’ la Regola di S. Francesco senza tante esitazioni, poiché Francesco promise fedeltà assoluta e obbedienza totale alla Chiesa Cattolica Romana. Questo punto era di fondamentale importanza, in quanto si stavano diffondendo movimenti religiosi popolari, come i patarini e i catari che proponevano idee considerate eretiche, occorreva per cui, incoraggiare la predicazione popolare di gruppi fedeli al papa e alla tradizione della Chiesa. Francesco era l’uomo ideale, si sobbarco’ tutto il peso della Chiesa barcollante già in quell’epoca e ne divenne colonna portante.

S. Francesco e la Regola
La prima Regola bollata, era costituita da vari scritti del santo composti tra il 1209-1210 ed è quella riconosciuta da papa Innocenzo III.
La Regola non bollata, venne composta nel 1221, suddivisa in 23 capitoli, non fu sottoposta al pontefice e perciò NON rivestì il ruolo di Regola ufficiale.
La seconda Regola bollata, quella in vigore tutt’oggi, fu scritta da S. Francesco in collaborazione con il Card. Ugolino di Agnani (in seguito divenuto papa con il nome di Gregorio IX), strutturata in 12 capitoli, fu approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III.
Subito dopo la morte di Francesco nel 1226, tra i francescani iniziaro discussioni e diatribe su quale Regola si dovesse seguire; se la Regola bollata o non bollata, la conseguenza di tutto ciò portò alla scissione dell’Ordine in due rami: gli “spiritualisti” ed i “conventuali”. Francesco aveva lasciato scritto ogni suo volere, persino il suo testamento spirituale e la sua visione di come doveva essere l’Ordine da lui fondato incarnando personalmente la Regola; sinceramente non comprendo il motivo di queste controversie tra i suoi seguaci, fino al punto di creare due ordini.

La Regola è il Vangelo.
La Regola dei frati minori consiste in questo: vivere il santo Vangelo di nostro Signore Gesu’ Cristo… Francesco accetta il Vangelo in modo radicale, la vita è conforme in tutto e per tutto a ciò che rivela il Vangelo, questo integralismo fa sì che il piccolo uomo assisano si svuoti di sé e si riempia di Dio: Francesco è Vangelo che si fa carne.
Altre tre norme della Regola fondamentali che raccolgono tutto il pensiero francescano sono: OBBEDIENZA ALLA CHIESA CATTOLICA ROMANA, CASTITA’ E POVERTA’ASSOLUTA.
La prima Regola bollata -art 19- L’obbedienza alla Chiesa cattolica.
Come ho scritto sopra, per l’approvazione della Regola Francesco doveva obbedienza assoluta alla Chiesa, se non avesse accettato questo compromesso, il fraticello d’Assisi sarebbe stato considerato eretico come i patarini e i catari e ben poche speranze avrebbe avuto di poter divulgare il suo pensiero. Beninteso però, che per Francesco obbedire alla Chiesa non era un problema, faceva gia’ parte del suo credo. Art 19Tutti i frati professino la fede cattolica, vivano e parlino secondo l’insegnamento e le norme della santa Chiesa. Se qualcuno a parole o con i fatti si allontanera’ dalla Chiesa e non se ne sarà emendato, sia espulso decisamente dalla nostra confraternita…. La Chiesa cattolica si considera l’erede naturale di un mandato conferito da Cristo stesso:” E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edifichero’ la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro essa”. Matteo16,18. Con questo versetto la Chiesa si arroga il diritto di interpretare il volere divino e tutta la dottrina cattolica elaborata nei secoli va in questa direzione, per cui, l’adesione alla Chiesa Cattolica romana comporta per i fedeli l’osservanza delle vie indicate da essa, senza tante obiezioni. Ed è anche per questo motivo, che Francesco non si opponeva mai ad ogni azione della Chiesa anche la più distorta: essa rappresentava il volere di Dio in terra, quindi superiore ad ogni bassezza umana. Io ho un’opinione diversa in questo punto, credo che la chiesa che doveva edificare Pietro fosse più un edificio spirituale che temporale; non a caso la parola chiesa tradotta dal greco, significa “assemblea”, appunto, un’assemblea di persone che avrebbero dovuto riunirsi per pregare e per portare avanti la parola di Dio, come fece Cristo e come imito’ Francesco. In un’assemblea si loda Dio, si parla apertamente dei problemi di ognuno e in fratellanza si cerca di porvi rimedio con l’aiuto del Signore. Non servono poltrone dorate, monili e corone, perché l’unica corona che portò Cristo era fatta di spine. Per evangelizzare bastano due gambe per andare nel mondo, la PAROLA, un bastone ed una bisaccia come raccomandava il Signore. Non occorrono aerei privati o papamobili, necessita invece l’ESEMPIO, che e’ l’essenza di ogni insegnamento. Gesù non parlò mai di Dogmi, né di gerarchie, né di potere, ne’ di banche e dichiarava apertamente che le uniche ricchezze da ricercare erano quelle in Cielo. Predico’ l’amore e la fratellanza, camminando su e giù per Galilea, la Giudea, la Samaria, per circa tre anni, circondato da persone semplici, poveri pescatori che alle prime difficoltà non esitarono a tradirlo o a rinnegarlo e di lì a poco fu ucciso come “sobillatore del popolo”, quel popolo che preferì Barabba a Lui. Anch’io mi sento un’eretica, perché spesso dissento e mi ribello quando studio le Sacre Scritture e vedo che non coincidono con il “fare”di chi dice essere il portavoce di Dio in terra. Mi scuso, se turbo il pensiero di chi ha un’opinione diversa dalla mia, ma ho sempre scritto di dichiararmi una CRISTIANA libera e non voglio imporre niente a nessuno, sono una voce fuori dal coro, isolata, ed e’ così che io mi sento; come comportarsi allora, meglio tacere o mentire a se stessi? Mi chiedo a mano a mano che scrivo, se Francesco al giorno d’oggi, viste le vicissitudini della Chiesa con i suoi innumerevoli scandali, in primis quello della pedofilia, lo IOR, la commistione con la politica, resterebbe ugualmente fedele ad essa o avrebbe una reazione diversa…Da un lato credo che lui avrebbe perdonato come recita il Vangelo,“settanta volte sette”. Resta di fatto che Gesù, faceva continuamente severi ammonimenti a chi perseverava nel peccato e soprattutto a chi era causa di scandalo, non so… Francesco prendeva il Vangelo alla lettera, per cui questi severi rimproveri di Cristo, non li avrebbe trascurati di sicuro…era un uomo radicale…mi faccio piccola, non riesco ad entrare nel suo pensiero così grande.
la prima Regola bollata-art 12-La castità
Tutti i frati, ovunque si trovino o vadano, evitino di guardare con occhio impuro e di avere rapporti sospetti con le donne. Nessuno, anche per motivi spirituali, si intrattenga più del necessario, si accompagni per strada o sieda con troppa disinvoltura alla mensa con loro…Art 13 Se un frate, cedendo alla tentazione del demonio, venisse meno alla promessa di castità, sia privato dell’abito dell’Ordine, avendo perduto il diritto di indossarlo a causa della sua vergognosa colpa. Sia espulso dalla nostra fraternità e faccia penitenza dei suoi peccati. Eccolo qua il granitico fraticello! Lo sapevo che andare a scavare nei suoi scritti non era facile…bisogna considerare che Francesco seppur un uomo illuminato da Dio, era comunque un uomo vissuto nel 1200, un’ epoca dove le donne erano viste come il diavolo, ed Eva, la tentatrice per eccellenza, s’incarnava in ogni donna. Francesco era intransigente, inflessibile e i frati caduti in tentazione ma ancora “recuperabili” venivano sottoposti a molte penitenze quali: digiuni, preghiere, esercizi spirituali, confessioni. Questo metodo serviva per distogliere i frati da quel desiderio carnale SOLAMENTE PENSATO, per chi invece aveva ceduto alla tentazione non c’era alcun rimedio se non l’espulsione dall’Ordine. La vita di Francesco era consacrata a Dio, nessun altro poteva prendervi posto, egli prese alla lettera questo comandamento: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,5). Chi voleva entrare a far parte del suo Ordine sapeva a cosa andava incontro, Dio doveva essere il perno in cui si doveva avvitare tutta l’esistenza di ogni uomo consacrato al Signore. I santi in generale aspirano tutti a questa realizzazione e Francesco non era di certo da meno. Noi laici, non riusciamo a comprendere fino in fondo il motivo di tanta austerità; Dio è perfezione e il santo tende a voler raggiungere quella perfezione ad ogni costo, beninteso pero’, non con superbia, ma all’opposto, con umiltà. Il santo con tutte le sue forze cerca di svuotarsi da ogni egoismo umano, per riempirsi di ogni qualità divina; c’è un versetto nel Vangelo che riassume tutto: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei Cieli”. Matteo 5,48. Questo desiderio spinge il religioso a modellare ogni pensiero, ogni azione, attimo per attimo, cercando in maniera maniacale l’impeccabilita’. Provo a fare un esempio: immaginate una superficie bianca e traslucida, ebbene, anche solo un granello di polvere adagiato sopra dà fastidio e deve essere subito rimosso perché tutta la superficie rimanga sempre pulita e immacolata. La visione di chi intraprende una vita ascetica, non e’ piu’ per le cose di questo mondo, MA PER L’ALTRO, per cui le privazioni, le preghiere, le penitenze, sono un modo per purificarsi e per rimuovere quel “granello di polvere” dalla loro anima, affinché giorno dopo giorno, sopraggiunga la totale purezza. Certo, questi fraticelli erano giovani ragazzi, resistere a degli impulsi sessuali naturali e fisiologici imposti dalla natura umana, era, ed è, estremamente difficile, le cronache raccontano che tanti “novizi” lasciavano l’Ordine frettolosamente proprio per la durezza dello stile di vita.
La seconda Regola bollata-art 6- L’altissima povertà.
I frati non si ritengano propetari delle case e dei luoghi in cui abitano, né di alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo il Signore in povertà e umiltà, chiedano l’elemosina con fiducia in Dio e nel prossimo. E non devono vergognarsi, pensando che il Signore si fece povero per noi in questo mondo. È questa l’altissima povertà che ha fatto di voi, fratelli carissimi, gli eredi e i sovrani del regno dei Cieli, poveri dei beni di questo mondo, ma ricchi di virtù. Questa sia la parte dei beni che desiderate vi sia assegnata in questo mondo, come anticipo dei beni eterni. Intimamente uniti ad essa, fratelli dilettissimi, non vogliate possedere altro sotto il cielo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo…Il carattere della povertà predicata da S. Francesco lascia senza fiato, la Signora povertà assume un valore altissimo, va oltre, perché è “un anticipo dei beni eterni”, Francesco era in totale simbiosi con Cristo e in questo scritto si evidenzia lo Spirito che agiva in lui. La povertà predicata dal santo, non criticava la ricchezza, né i ricchi: la Signora povertà non era mai imposta, esigeva adesioni volontarie. Mi domando come si possa coniugare il pensiero così sublime sulla poverta’ di Francesco, con le ricchezze della Chiesa. Mi ha colpito una frase di questo scritto “il Signore si fece povero per noi in questo mondo“, come possono NON VERGOGNARSI le gerarchie ecclesiastiche che si professano eredi di Cristo di fronte a questo scritto di S.Francesco? Io sono una misera laica, non valgo nulla e non ho poteri, ma voglio urlare a squarciagola e con tutte le mie forze: LA CHIESA DEVE ESSERE POVERA!!!!!!!!!!!!!!

Caro diario, avrei tante cose da dire ancora su Francesco, ma devo lasciar per perdere almeno per un po’ di tempo. Sono troppo lunghi questi articoli e impegnativi, temo che le persone si stanchino di leggere, posso dire però che per scriverli ho fatto una bella penitenza, proprio come sarebbe piaciuta a S.Francesco! Essendo umbra, vado spesso ad Assisi e non posso concludere questo articolo senza questa doverosa riflessione: che cosa rimane del pensiero francescano al giorno d’oggi? Passeggiando per quelle antiche vie, le stesse che percorse lui, ora vedo negozi pieni di ciarpame con su scritto il suo nome; la mercificazione della sua persona mi fa inorridire, per non parlare poi degli hotel, alberghi, ristoranti, ostelli; Francesco è divenato una macchina per far soldi…proprio lui che non mangiava mai, proprio lui che riuscì a sublimare la povertà. Riporto un commento della mia amica Gelsomina:“…Fratello sole e fratello vento, sono solo fonti di energia (ovvero profitto); ‘sora nostra matre terra è solo il coperchio al sottosuolo, in fondo ci interessa ciò che sotto si nasconde in termini di guadagno; e ancora, sulla terra che produce diversi fructi con coloriti fiori et herba, ma le foreste sono un cumulo di legna, le montagne dai meravigliosi scenari, sono solo cave di roccia; ‘sor ‘aqua dei fiumi, e’ tradotta nella sua equivalenza in energia elettrica. La meraviglia della natura è già conteggiata…” Queste riflessioni, mi auguro, possano penetrare nei cuori di chi legge, la venerazione per S.Francesco e’ mondiale, nessuno dimentichi il suo esempio di vita e il suo amore per tutto il creato. Nessuno dimentichi, che Francesco non avrebbe voluto tutto questo clamore attorno a se’; mai e poi mai, vorrebbe che si anteponesse la sua figura a quella di Dio: “Laudate et benedicete mi Signore, e rengratiate, e serviteli cun grande umilitate” “Lodate e benedicete il mio Signore e servitelo con grande umilta’”.

Questo è il mio omaggio a tutti coloro che avranno avuto la pazienza di leggere questo lungo post.
Grazie a Marzia per avermi segnalato questo splendido video.
Un abbraccio a voi, Giusy Lorenzini.

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