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La Pietà di Michelangelo

pietà di Michelangelo

Pietà di Michelangelo – Basilica di San Pietro, Città del Vaticano. Immagine tratta da Wikipedia

La Pietà di Michelangelo, è un’opera di eccezionale bellezza, l’artista la terminò a meno di 25 anni, tra il 1497-1499 ed è l’unica opera da lui firmata che si conosca. È considerata il coronamento del rinnovamento scultoreo del quattrocento e una delle maggiori opere d’arte che l’occidente abbia prodotto. Giorgio Vasari di fronte a quest’opera inimitabile scrisse: “certo è un miracolo che un sasso, da principio senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezione, che la natura a fatica suol formar nella carne”. Michelangelo quindi, avrebbe realizzato qualcosa di difficoltoso e miracoloso, come per la natura è miracoloso creare la vita. In un altro sonetto prosegue: “Non ha l’ottimo artista alcun concetto / c’un marmo solo in se’ circoscriva / col suo superchio, e solo a quello arriva / la man che ubbidisce all’intelletto”. In sostanza il Vasari afferma in questo pensiero poeticamente espresso, che potenzialmente il blocco di marmo contiene già, quello che poi lo scultore con la sua genialità e la sua abilita’ sarà capace di tirare fuori.

Gesù e sua madre sul Calvario

Nei Vangeli non vi è traccia di questa scena consegnata alla storia da Michelangelo; Maria comunque era presente sul Calvario, come ci viene raccontato nel Vangelo di GIOVANNI 19, 25-27: “Stavano presso la croce di Gesù, sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. I vangeli in seguito raccontano che Giuseppe d’Arimatea, andò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù e Pilato glielo concesse. “Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò”. MATTEO 27, 59-60
Il Vangelo e come del resto tutta la Bibbia, non può essere letto come un libro storico dove ogni avvenimento è specificato punto per punto, per cui, anche se questo momento immortalato da Michelangelo non sia stato descritto nel Vangelo, cosa importa? Nell’arte la fantasia è uno degli elementi determinanti e l’uomo attraverso essa si eleva trovando un punto d’incontro con le qualità proprie del Divino quali: intelletto, perfezione, creatività, genialità.

Descrizione della Pietà di Michelangelo

Nella Pietà, Michelangelo ha voluto ritrarre la madre con il proprio Figlio morto tra le sue braccia, è il momento più alto del dolore: la disperazione, le lacrime, sono momentaneamente sospese come il tempo che sembra subire un’alterazione e pare fermarsi, è il preludio della fase successiva dove l’abisso del dolore discende in un silenzio contemplativo.

Maria è ritratta da Michelangelo come una fanciulla, indice di purezza e perfezione. Il volto è appena velato di tristezza, gli occhi sono rivolti in basso intenti ad osservare suo Figlio e nel contempo, la Vergine pare stia invitando chi guarda, a provare il suo stesso dolore. L’ampio panneggio del vestito della Madonna, da origine a profonde ombre, è il mezzo di cui l’artista si serve per mettere in risalto il corpo nudo, liscio e perfetto di Cristo. È così che Michelangelo propone di contemplare la sua opera: nella perfezione, si riflette la bellezza di Dio. Maria seduta su una roccia che simboleggia la sommita’ del monte Calvario, sorregge Gesù, adagiato mollemente sulle sue ginocchia ancora privo di rigor mortis. Il braccio destro di Cristo è cadente e riverso sull’abito ampiamente drappeggiato di lei, il braccio sinistro invece si appoggia sul ventre di sua madre. La testa di Cristo e’ adagiata sul braccio destro di Maria che lo sostiene tenacemente, lo si deduce dalle dita della sua mano che affondano nel corpo di Cristo opponendosi al peso del corpo abbandonato. La mano sinistra della Vergine e’ libera e pare invitare lo spettatore a meditare su quella morte. Tutta l’opera emana una straordinaria naturalezza e un profondo senso di raccoglimento.

TRA LE MIE BRACCIA

Si è compiuto il mortale momento
amor mio,
ti stringo a me, insieme al mio tormento.

Sei bello, Figlio di Dio e creatura mia,
mi punge il cuore,
ogni tua spina è la mia.

Nessuno ti tocchi, ora no, mai più alcuno ti sfiori,
solo io posso farlo,
carne della mia carne, Madre dei dolori.

Ora torna dal Padre, ti affido al vento,
porta con te il mio silente lamento.

Oh tu Dio da quel Cielo Infinito,
ricorda che in terra io raccolsi il tuo invito.

Consegno a Te il mio amorevole Figlio,
lo tenni in grembo come un tenero giglio.

Lo tenni in grembo con amore infinito,
tra le mie braccia emise il primo vagito.

Tienilo stretto il Tuo prediletto, fu dato al mondo,
ma dal mondo fu interdetto.

Era scritto da tempo nella Sacra Scrittura,
ma l’uomo non volle quella pagina oscura.

E tu tempo ascolta, corri, corri veloce,
ogni giorno qui in terra per me è solo croce su croce.

Il vento ti porti queste parole:
chiedo silenzio, aspettando il mio amore.

Giusy Lorenzini

Caro diario, non avevo intenzione di scrivere una mia poesia su un capolavoro di Michelangelo, anche perché è troppo alto il divario e l’ineguatezza sarebbe stata troppo palese, per cui volevo una poesia famosa per farci un bel figurone e invece…niente! Ho consumato un Giga per cercare questa poesia, tutte belle per carita’, scritte dai poeti piu’ illustri, ma non esprimevano il mio sentire! Così inaspettatamente, sono nati nella mia mente questi versi ed io li ho messi per iscritto, è già successo altre volte di scrivere poesie così di getto, ma lungi da me l’idea di essere una poetessa! In questo semplice omaggio che ho voluto rendere alla Pietà di Michelangelo, ho cercato in tutti i modi di mettermi nei panni di una madre che ha perduto la sua creatura come Maria. Ho cercato di immaginare quel dialogo interiore che scaturisce in quegli attimi convulsi, tra lei e il figlio. Quale turbinio di pensieri affollano la mente di un genitore di fronte all’abisso della morte? Ho pensato che ogni madre prima del definitivo distacco, cerchi oltremodo di catturare ogni dettaglio per fissarlo in modo indelebile dentro la propria mente e dentro il proprio cuore. Il viso, le labbra smorte, ogni neo, i capelli ed ogni parte del corpo, diventano così particolari importantissimi da ricordare. Cosa può pensare una madre in quei momenti di assoluta disperazione? Credo che l’istinto più forte sia quello di trattenere a sé la sua creatura il più lungo possibile e di focalizzare gli eventi di maggior rilievo di quella breve vita. Cerchera’ in Dio una disperata consolazione e quell’amore per quel figlio perduto, potrebbe persino diventare follia, si follia d’amore, la più alta e pericolosa, tanto che può portare un individuo all’autodistruzione. In questo caso Maria e Gesù, ci fanno da apripista nel colmare questo abisso, questo iato. Chi si appoggia a loro una speranza si accende, la bellezza del cristianesimo è proprio questa: prima c’era solo la polvere dello Sheol, la tristezza dell’Ade o degli Inferi. Cristo apre la via all’immortalità e ad una felicità senza fine, nell’aldilà beninteso; Gesù non può togliere la croce di ciascuno, ma ci aiuta a portarla, almeno per chi si affida a Lui. Certo, bisogna anche dire che a volte non basta credere, o non credere, di fronte al dolore siamo tutti uguali, siamo umani e spesso il dolore è più forte di ogni credo. Siamo umani e anche Lui quando fu uomo, cadde più volte sotto il peso della croce. Non esito’ a chiedere al Padre, quando stavano per arrestarlo, DI ALLONTANARE DA LUI QUEL CALICE AMARO e sulla croce gridò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Per cui, cedere allo sconforto è un atto umano e non bisogna vergognarci o nascondere le nostre debolezze; come diceva S. Paolo: “Quando sono debole è allora che sono forte”.

DEDICO QUESTO POST A MARIA E A TUTTI I GENITORI CHE HANNO PERDUTO UN FIGLIO.

PS. Questo percorso nelle Sacre Scritture e nell’arte per ora s’interrompe, lo riprorro’ più avanti…Ho cercato di dare rilevo alle opere di Michelangelo in prossimità del Giubileo, perché possano essere conosciute da più persone possibili.
Il prossimo post sarà finalmente rilassante e simpatico, dopo sette nomination ho deciso di accettare l’ultima che mi ha fatto il mio amico Piero, è un atto doveroso e poi ho voglia di distrarmi un po’, il mio blog è molto impegnativo. Alla prossima allora…con affetto a voi che mi seguite, Giusy♥

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