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Un popolo che non ha memoria del passato, non può costruire il suo futuro.

“VITA QUOTIDIANA”

Mio nonno si chiamava Paolo, mia nonna si chiamava Pasqua. Io non ho memoria di loro, morirono quando ero ancora molto piccola… ma mio padre mi raccontava…

Nonno Paolo

paolo

Nonno Paolo. Foto di Anselmo Gigli

Nonno Paolo era reduce da sei anni di guerra in Libia, tanto per ricordarci il nostro bel passato colonialista! Chi visse in quel periodo storico, si trovò in un incubo senza fine: condividere la propria vita e quella dei propri figli, con la guerra. Mio padre mi raccontava che il nonno lavorava giorno e notte. Di giorno nei campi, di notte, si alzava verso le tre del mattino e andava nel bosco a tagliar legna. Non aveva paura del buio, aveva paura di quelle bocche da sfamare! La legna la raggruppava in tante fascine, riempiva il carro e le portava in paese. Ad attenderlo c’era la fornaia per cuocere il pane e c’erano anche i paesani, che prendevano volentieri la legna del nonno per scaldarsi, in cambio lui riceveva qualche soldino; una boccata d’ossigeno vitale per quella famiglia! Prima di tornare a casa il nonno si fermava a bere un bicchiere di vino al bar. Un bicchiere di vino in quello stomaco vuoto…in quel corpo debilitato, faceva subito effetto…nonno Paolo si ritrovava così in un batter d’occhio ubriaco, alticcio e parlava, parlava, parlava… male del fascismo. Già, ma alcuni udirono quelle parole e una notte le camicie nere arrivarono sotto casa. “Paolo scendi, ti dobbiamo parlare!”. Ma Paolo sapeva come andavano le cose e non scese. Le camicie nere con otto bambini dentro casa, non ebbero il coraggio di salire a pestarlo (anche perché in paese tutti sapevano chi erano, per cui non avrebbero trovato consensi tra la gente), quei figli quella volta gli salvarono la vita.

Nonna Pasqua

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Nonna Pasqua. Foto di Anselmo Gigli

Nonna Pasqua era piccola di statura, magra, magrissima, tanto che non poteva stare troppo seduta: i glutei erano scomparsi e le ossa del bacino battevano sulla sedia, procurandole dolore. Nonna, era assorbita dalle immani fatiche giornaliere: il lavoro nei campi, trovare il modo di nutrire quelle creature, lavare il bucato con la cenere, anzi, prima procedeva a far bollire la cenere con l’acqua da cui si ricavava una sostanza densa simile ad una glassa, chiamata nel dialetto locale “ranno”, con quella sostanza faceva il bucato e si lavavano i capelli tutta la famiglia. Nonna trasportava sopra quelle minute spalle, fasci d’erba per nutrire gli animali, mio padre mi raccontava, che nonna quando era prossima al parto, appoggiava il fascio d’erba in terra e con una disarmante naturalezza andava a partorire: a distanza di pochi anni nacquero otto bambini in quella casa. Una cosa inverosimile al giorno d’oggi! E tra l’altro, voglio sottolineare che la donna lavorava duramente anche un attimo prima di dare alla luce un figlio.

La Messa della Domenica

La domenica, nonno Paolo e nonna Pasqua andavano a messa. Nonna era religiosissima, possedeva una fede pura e semplice, Dio esisteva, punto e basta. Si mettevano l’abito “buono” (l’unico che possedevano) e partivano alle sette del mattino per la prima messa; a piedi naturalmente, lungo una strada sterrata e distante circa tre chilometri da casa.

La sera in famiglia

La sera, la famiglia si riuniva sotto la flebile luce di un lumino ad olio e spesso venivano anche altre famiglie a passare la serata insieme. Le donne rammendavano i vestiti, anzi, è giusto chiamarli con il vero nome: stracci, stracci pieni di pezze. Mio padre mi raccontava che intorno al fuoco, sentiva narrare storie di streghe, diavoli, fantasmi, fattucchiere, malocchi e si spaventava molto; il sacro e il profano, si mischiavano dentro quelle povere mura. Il mondo è sempre uguale, ieri, oggi, domani, le credenze popolari, unite ad una religiosità immatura, all’idolatria, generano un mix micidiale e un ritorno al paganesimo tanto combattutto dal Dio della Bibbia, che si ripresenta ad ogni cambio di generazione in maniera sempre più virulenta. Le sere non erano tutte uguali, i contadini amavano stare insieme e s’inventavano ogni sera qualcosa, era quello l’unico momento in cui potevano rilassarsi un po’. A volte decidevano di ballare, spostavano la tavola e iniziavano a danzare a suon d’organetto (una fisarmonica in versione più semplice), sotto lo sguardo vigile dei genitori, i ragazzi e le ragazze cominciavano ad avere i primi approcci.

Il rosario

Alcune sere venivano consumate recitando il rosario, mio padre mi raccontava che mettevano le sedie a cerchio e iniziavano il rito del rosario. A quei tempi la messa veniva recitata in latino e di conseguenza anche il rosario; ma quei poveri contadini analfabeti, sapevano a malapena l’italiano, figuriamoci il latino! Così il rosario era un misto tra il dialetto locale ed il latino, mi faceva morire dal ridere il babbo, quando mi raccontava che circa a metà rosario, quella povera gente distrutta dalla fatica, cominciava a sonnecchiare e le parole si strascicavano ancor di più con lo stordimento del sonno, così la frase finale dell’Ave Maria “adesso e nell’ora della nostra morte. Amen in latino, nunc et in hora mortis nostrae. Amen. Diveniva…hora mortis nostraeammen..mortisnostraeammen… nostrammme…stramme…mme… e di colpo la metà di loro s’erano addormentati!

La fede nuziale

Un giorno durante l’omelia, il sacerdote invitò le coppie sposate a cedere le proprie fedi nuziali alla Patria. Nonno Paolo e nonna Pasqua, uscirono turbati da quella Messa. Donare alla Patria, l’unico oggetto prezioso che possedevano: il loro pegno d’amore. Arrivarono le camicie nere anche in cima a quella collina a prendersi, ciò che NON SPETTAVA LORO, ma nonna questa volta non ascoltò il prete, disse loro, che con quella povertà non possedevano le fedi. I fascisti se ne andarono; nonna aveva nascosto le fedi, brava nonna!!!!! La Chiesa Cattolica, nel 1929 stipulo’ con Mussolini, I Patti Lateranensi; in pratica si acconsentì che la religione Cattolica, divenisse religione di stato e di conseguenza fu introdotta anche nell’insegnamento scolastico. I Patti Lateranensi, contengono molte altre numerose clausole, che ora non sto ad elencare. Dietro a questi patti, anche la Chiesa doveva cedere su certi voleri del Duce, per cui si spiega in modo evidente la richiesta di donare le fedi alla Patria, di quel sacerdote.

Il Battesimo, l’agnello e il limbo

Il sacerdote per il Battesimo, pretendeva un agnello per ogni figlio e guai chiamare un bambino con un nome russo, era proprio vietato! Mio padre mi raccontava le tribolazioni dei nonni per racimolare i soldi per quell’agnello e in più i nonni fecero otto figli, per cui…otto agnelli! La pressione psicologica, su quei poveri Cristi era spaventosa, in quanto la Chiesa insegnava loro, che se un bambino moriva senza essere battezzato, finiva nel limbo, una zona d’ombra e preclusi dal Paradiso! A quel tempo la mortalità infantile era molto alta, pensate a quei genitori che oltre la perdita dei propri figli, dovevano subire anche il dolore che quei bimbi non fossero con il Signore. Solo da poco la Chiesa ha cambiato opinione a riguardo. Ecco un esempio plastico del motivo per cui il mio blog l’ho chiamato così: Dio, lontano e vicino. In questa situazione, Dio a chi era piu’ lontano e a chi era più vicino, secondo voi?

La decima

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La decima. Foto di Anselmo Gigli

la Chiesa esigeva altro dai contadini: la decima. La decima era per l’appunto, la decima parte del raccolto, per cui ogni contadino doveva donare questo pesante onere alla curia di appartenenza. Facile a dirsi, ma il nonno e anche molti altri sventurati come lui, avevano già dato la metà del raccolto al padrone, per cui togliere ancora una decima parte della metà, significava togliere pane dalla bocca di quei bambini affamati. Dico la verità, provo molto disgusto mentre scrivo, Il Vangelo era sempre quello, ieri come oggi, per cui non ci può essere perdono, né scuse, per chi dice di parlare in nome di Dio. E’ il Signore stesso che ha lasciato precise indicazioni: chiare, specifiche, inequivocabili.
Dal Vangelo secondo MATTEO 19,21-22:”Se vuoi essere perfetto, vai, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”.
Dal Vangelo secondo MATTEO 25,35-40-45-46: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, carcerato e siete venuto a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…[…]…”IN VERITA’ VI DICO: OGNI VOLTA CHE NON AVETE FATTO QUESTE COSE A UNO DI QUESTI MIEI FRATELLI PIÙ PICCOLI, NON L’AVETE FATTO A ME. E SE NE ANDRANNO, QUESTI AL SUPPLIZIO ETERNO, E I GIUSTI ALLA VITA ETERNA”. Altro che fedi alla Patria, altro che agnelli…invece di aiutare questi fratelli piu’ piccoli, come raccomandava il Signore, usurpavano loro anche l’ultimo di pane da quelle bocche affamate. No, la Chiesa non puo’ seguitare a comportarsi cosi, quei bambini crescendo ricordarono e non vollero piu’ niente a che fare con la Chiesa. Ecco il peccato piu’ grande, tante volte ricordato nel Vangelo: guai a chi, con il suo comportamento malevolo, induce le persone a rinunciare alla fede e a non credere piu’ in Dio. “…sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo un macina girata da un asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. Matteo18,6

 ferro e il rame alla Patria

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La fontana del paese, prima che fosse rimossa la ringhiera di ferro. Foto di Anselmo Gigli

Arrivò anche questo momento, mio padre mi raccontava, che i simpatizzanti del fascio si aggiravano per le case a chiedere il ferro e il rame per fabbricare fucili e cannoni per la guerra. Prima le fedi, ora il ferro. Nel mio paese fu sdradicata l’inferriata della fontana in piazza, molti contadini furono derubati di tutto e tutto significa ad esempio, le brocche di rame che usavano per l’approvvigionamento dell’acqua e non c’era la plastica in soccorso in quell’epoca! Mio padre mi raccontava, che come si sparse la voce, i contadini fecero delle buche profonde e vi interrarono più roba possibile: macchine da cucire,  ferri da stiro, brocche, persino il cibo e il corredo, perché quando passavano si portavano via tutto. La pazzia degli uomini e delle ideologie guerrafondaie è senza fine! Pretendere di fare la guerra, con le brocche e i ferri da stiro…E poi ci incazziamo degli zingari che rubano il rame ai cimiteri…

Le croci sui campi

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Le croci contro la grandine. Foto di Anselmo Gigli

Mio padre mi raccontava, che un altro nemico da affrontare per chi lottava per la sopravvivenza, erano gli imprevisti che capitavano con il susseguirsi delle stagioni. Contro le ghiacciate o la siccità, c’era ben poco da fare; i contadini temevano molto anche la gradine che poteva distruggere il lavoro di un anno intero. A tal proposito, cominciarono a costruire croci di legno ponendovi sopra delle palme benedette, poi le mettevano in ogni campo di grano, cercando così, nella loro fede genuina e semplice, un rifugio in Dio. Riporto le parole di un blogger, che un giorno su un commento mi scrisse: “Le croci con le palme benedette, entriamo in lotta contro il male, un esorcismo contro le avversità, un rito scaramantico”. Sì, pur di sopravvivere, l’uomo anche nella più cupa disperazione, ha bisogno di QUALCUNO o QUALCOSA a cui aggrapparsi. E pensare che basterebbe solo volersi un po’ di bene fraterno e tante persone raggiungerebbero facilmente la felicità, senza riti scaramantici o propiziatori.

Caro diario, termino qui questo lungo racconto su chi visse in quel terribile momento storico. Ci sarebbe una V parte da scrivere ed io sono pronta per farlo, ma questa volta voglio che chiunque commenti, mi faccia sapere se devo farlo ora o a settembre. PERCHÉ ? Perché adesso è tempo di vacanze si pensa al mare, all’abbronzatura, alla bella vita, a rimorchiare…per cui scrivere argomenti di questo genere, potrebbero passare inosservati. Mi dispiacerebbe, perché per me più persone vengono a conoscenza di questi fatti, meglio è. Il prossimo post, parla di sangue versato per la Patria. Sì, proprio così, non bastò che mio nonno fece sei anni di guerra in Libia, non bastò un’esistenza di stenti e di privazioni di un’intera famiglia e di due generazioni, serviva il sangue di un figlio da immolare sull’altare della Patria e la Patria si prese anche quello, insieme a milioni di altri agnelli immolati per il delirio di onnipotenza di pochi, accecati e asserviti al dio potere. Oggi in Grecia c’è il referendum voluto da Alexis Tsipras, finalmente si chiede al popolo sovrano di decidere del proprio futuro, giusto, è lì che nacque la democrazia e gli eventi che ho raccontato, dimostrano cosa succede quando la democrazia finisce. Perciò anch’io, chiedo a voi, o popolo sovrano, cosa debbo fare. Non volevo pubblicare neanche questo post, per i motivi che ho espresso sopra… poi mi e’ arrivata un’email in cui un blogger mi chiedeva quando avrei pubblicato il seguito di questa storia, beh, direi che è stata provvidenziale, ha fatto scattare in me la decisione di agire, lo ringrazio.

DEDICO QUESTO POST A MARCO BARTIROMO.

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