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Un popolo che non ha memoria del passato, non può costruire il suo futuro

le piccole lattaie

Piccole lattaie del mio paese. Foto scattata da Anselmo Gigli (1872-1958), fotografo e primo sindaco del mio paese.

“BABBO PERCHÉ NON MANGIAVI LE UOVA?”

Mio padre mi raccontava spesso della sua vita quotidiana e anche quando comincio’ il periodo post-bellico e le condizioni economiche migliorarono, non sopportava che si sprecasse il pane. Il pane era per lui sacro, tanto era stato il desiderio che aveva provato per averne un pezzo. Questa sacralità era accompagnata da antiche credenze religiose: quando mia nonna metteva il pane in tavola, doveva essere per il verso giusto, mai sottosopra, era come profanare qualcosa di Dio ed era così anche quando lo metteva a lievitare, vi intagliava una croce sopra: il marchio di benedizione di Dio! La casa di mio padre era situata in una collina aspra e sassosa, con vicino altre case di contadini come lui. Questa località veniva chiamata “Nuvola”, un nome azzeccato tanto pareva che da lassù le nuvole si potessero toccare! La casa colonica era tipica di quell’epoca, con le scale ripide di pietra, il balcone e l’aia davanti. Dentro, la cucina era nera dal fumo del camino, sul focolare c’era spesso un caldaio di rame, dove bollivano sempre le stesse cose: la farinata, l’erba, le zuppe. La carne era un sogno e la potevano mangiare solo in casi eccezionali come ad esempio, quando si mieteva il grano o per la battitura, per qualche cerimonia tipo battesimo o matrimonio, ecc… Il bestiame c’era, ma apparteneva al padrone, al contadino spettava qualche agnello, qualche vecchia gallina, ma non era cosa di tutti i giorni e poi tutto era controllato dal fattore, “l’amministratore delegato” dell’epoca. Il fattore segnava ogni cosa su un libretto: il numero del bestiame, la quantità del raccolto del grano e dell’olio, insomma tutte le entrate e le uscite e alla fine dell’anno tirava le somme e guarda un po’, la famiglia di mio padre usciva sempre con il debito! Si poteva “sgamare” poco, perché erano ben controllati! Al padrone bisognava portare inoltre la migliore frutta, le uova piu’ belle; rimaneva il latte delle mucche, ma non potevano venderlo perché era per loro fonte di sostentamento e così era per la lana delle pecore che serviva per fare gli indumenti, le galline erano produttrici di uova. Dissi allora a mio padre: “Babbo perché non mangiavi le uova? Sarebbero state una bella fonte di proteine”. Ma mio padre mi rispose lapidario: “Le uova dovevamo venderle, per comperare il sale e il filo per cucire”. Cosicché la nonna doveva fare la pasta in casa senza uova e si può ben immaginare che sapore avesse. L’acqua ovviamente non c’era e bisognava procurarsela andando alla fonte. Partivano a turno i vari fratelli e sorelle con delle brocche di rame, il tratto di strada era abbastanza lungo e si può comprendere che calvario fosse l’approvvigionamento dell’acqua per dieci persone, già, dieci persone da mettere a tavola pranzo e cena ogni giorno, un’impresa impossibile anche ai giorni nostri… Sì, non ce la facevano proprio e allora scattava lo spirito di adattamento per poter sopravvivere…e la storia continua, più avanti, Giusy.

Caro diario, seguitando il racconto della vita quotidiana di mio padre, intendo rendere un mio personale omaggio anche a tutti coloro che vissero di stenti e di miseria ed erano i nostri avi: attenzione, avi di appena 80-100 anni fa, un nulla, vicino ai secoli di storia. Guardare quella foto che ho pubblicato è come guardarci allo specchio, abbiamo il loro DNA. Scrivo, perché sento che quel passato è stato rimosso dai mezzi televisivi, dal quotidiano e dalle nostre coscienze: meglio pensare ad altro, meglio dimenticare il passato, erano altri tempi! Già, ma se si dimentica il passato, il passato ritorna, inesorabilmente. Per cui so che scrivere di queste cose non fa audience, ma il mio diario deve andare avanti per la sua strada, io devo rendere testimonianza di quel passato e una volta scritto rimarrà oltre me, non importa se avrò destato l’interesse di pochi, non importa se non riceverò applausi o accondiscendenze. Io non scrivo per vanagloria, io scrivo per rendere GLORIA a coloro che subirono e che subiscono inermi la follia delle ideologie di ogni tipo e di ogni colore. Scrivo, perche’ in questo mondo tremendante ingiusto, si accetta l’idea che deve coesistere un dominatore e un dominato. Il mio pensiero e il mio amore va a tutti coloro che ebbero e che hanno, la forza di lottare per un mondo migliore, i tanti eroi conosciuti e sconosciuti. Signori, questo è Vangelo. Giusy

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