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La reincarnazione e il Karma

La reincarnazione è una credenza che si riteneva riservata all’Oriente, invece anche in Europa è molto più diffusa di quel che si pensi. La dottrina del KARMA è presente nell’Induismo, nel Buddismo e in altre religioni orientali. Il Karma è un termine usato generalmente tra coloro che credono nella reincarnazione; per chi aderisce a tale concezione, il Karma è una legge naturale secondo la quale, si raccoglie il frutto di ciò che è stato seminato e si subiscono le reazioni delle proprie azioni. Ogni azione umana produce prima o poi il suo effetto, buono o cattivo, il Karma retribuisce in una maniera meccanica l’effetto di ciascuna azione in ogni individuo, senza sconti, senza le attenuanti che possono esserci in ogni azione sbagliata. Chi segue questa dottrina, crede che per eliminare gli errori, le azioni negative compiute in vita, sia necessario che l’anima dopo la morte fisica, passi da un corpo all’altro, finché non si raggiunge il NIRVANA, che è la purificazione totale del Karma, dove non ci saranno più reincarnazioni, detta anche, “Beatitudine completa”, da non confondere però con la concezione cristiana del Paradiso, in quanto questa purificazione è vissuta singolarmente e non collettivamente. Quando si parla di reincarnazione è bene specificare che questi passaggi da corpo a corpo, non avvengono necessariamente tra umani, ma anche da corpo umano a corpo animale (cane, topo, verme, ecc…). Chi crede nella reincarnazione ritiene che la vita è troppo breve per poter raggiungere la perfezione e per questo motivo, ognuno deve avere la possibilità di recuperarla in un’altra esistenza: un incidente, una malattia incurabile, possono interrompere una vita appena iniziata ed e’ giusto quindi poter usufruire di un’altra chance.

Le obiezioni dei sostenitori della reincarnazione in Occidente

Molti sostenitori moderni della reincarnazione asseriscono di trovare nei vangeli la giustificazione della loro tesi. Principalmente citano due passi del vangelo, la storia del cieco nato e l’attesa del ritorno di Elia. Nel primo caso i discepoli domandarono a Gesù Cristo: “Rabbi, chi ha peccato perché quest’uomo nascesse cieco, lui o i suoi genitori?”. Gesù rispose semplicemente: “né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio” Giovanni 9,13. Con questa risposta, Gesù rivela esplicitamente che la nascita di una persona con handicap, non è dovuta da pene da espiare in vite precedenti, o per colpa di qualcuno, per cui nessuna reincarnazione! E in più, Gesù guarisce il cieco, mentre secondo la dottrina del Karma, sarebbe  stato impensabile interrompere il ciclo delle reincarnazioni. Inotre c’è una sottigliezza nella frase: la cecità di coloro che non credono, può essere superata affidandosi a Colui che è in grado di dimostrare le opere di Dio.

Secondo un antico racconto, Elia fu assunto in cielo senza morire e una profezia vuole che egli ritorni ad annunciare al mondo, la venuta del Messia: questo è il secondo caso.

Dal Vangelo secondo MATTEO 17,12-13:

“Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che parlava di Giovanni il Battista.”

Leggendo attentamente questo brano, s’intuisce che nella cultura ebraica si attendeva la venuta di questo profeta e pertanto anche i discepoli la pensavano così; ma Gesù supera ogni convinzione precedente: proclama di essere Lui il Messia atteso e dichiara che il SUO ELIA, il suo annunciatore e precursore atteso dagli ebrei, fu Giovanni il Battista e che la gente non lo riconobbe e lo condannò a morte. Nelle Scritture non c’è nessuna indicazione sul ritorno fisico di Elia, ma bensì, del ritorno di un profeta che AVREBBE RICALCATO LE ORME DEL GRANDE PREDICATORE, vissuto all’incirca nell’800 a.c. In questo senso, non era difficile capire che il grande predicatore in questione fosse stato Giovanni il Battista! Va aggiunto, inoltre, che quando Giovanni Battista morì, Gesù aveva già 30 anni, per cui lo spirito del Battista (e quindi quello di Elia) non avrebbe mai potuto reincarnarsi in Gesù, secondo la logica della reincarnazione. L’evangelista Matteo esplicita l’interpretazione, quasi a dover togliere ogni dubbio, aggiungendo: “ALLORA I DISCEPOLI COMPRESERO CHE PARLAVA DI GIOVANNI IL BATTISTA”. Tutta questa ricostruzione, tra l’altro molto difficile è per spiegare meglio che Elia, non si era reincarnato in Giovanni il Battista. Le Scritture parlano chiaro, Elia sali’ in cielo senza morire, fu assunto in cielo in comunione con Dio (2Re 2,1-13), così è sorta la convinzione che il profeta vivente per sempre con Dio, sarebbe tornato. Per il solo fatto che il Profeta Elia non è mai realmente morto, esso non può quindi reincarnarsi, ma al massimo apparire e/o parlare per mezzo dei Profeti. La rivelazione biblica proclama la RISURREZIONE che non ha niente a che fare con la reincarnazione, siamo molto lontani, in questa prospettiva, dalla dottrina cristiana.

Caro diario, su questi argomenti non intendo ribadire altro, nel prossimo articolo parlerò di handicap e reincarnazione, di Deja’vu…non pensavo mai che questo argomento potesse impiegare così tanto tempo e tante risorse umane. Lascio la libertà ad ognuno di trarre le proprie conclusioni, com’è nel mio stile. Un saluto a chi mi vuol bene, a presto Giusy.

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