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tratta dal sito internet: www.onpole.com

Ayrton Senna

Caro diario, oggi c’è un ospite particolare, mio figlio Manuel, ed insieme scriviamo un saluto ad un uomo speciale: Ayrton Senna.

Quando Ayrton morì, il 1 Maggio 1994, io non avevo neanche 3 anni. Solo dopo diverso tempo ho cominciato ad interessarmi all’automobilismo. Quindi le storie, i nomi, le gesta di piloti e scuderie sono entrati a far parte del mio tempo. Tra loro c’era un nome, tra i tanti, che mi ha sempre affascinato: Senna. Ma chi era Senna? Spesso me lo chiedevo, ma dieci, quindici anni fa, nell’era pre-internet (sembra strano ma internet è entrato nella nostra vita da molto poco tempo), rispondere a questa domanda non era facile. C’erano i libri, ma non ero abbastanza maturo da capire quali libri scegliere; c’erano i racconti, quelli sì, di mio padre e mio nonno. E domandavo, domandavo molto. Le loro risposte erano: “Un fenomeno”, “un ragazzo eccezionale”, “gran bei gran premi quando ancora correva”. Io, da ragazzino ingenuo, neanche immaginavo che Senna fosse morto, tanto era vivo e sincero il ricordo di questa persona. Poi sono cresciuto, e la sua storia, di uomo e pilota, l’ho studiata e amata. Con il tempo ho capito, insomma, che tra i tanti uomini che da quasi cento anni girano intorno a circuiti per ore e ore sorridendo alla morte, lui era diverso. Ayrton Senna non solo ha insegnato a guidare nella pista, ma ha insegnato a vivere fuori da essa. Ha dimostrato che un campione non significa solo essere il più grande pilota di sempre, né campioni del mondo, né superbi e maniacali preparatori di auto, significa anche tendere alla perfezione morale. Questa era la sua concezione di vita: tendere alla perfezione, in tutto. Ne è un chiaro esempio la sua dolcezza nei modi di fare, la sua attenzione per i problemi sociali del suo Paese, il Brasile (tutt’ora molto povero), la consapevolezza di essere più fortunato di milioni di suoi concittadini, il grande sostegno economico, silenzioso e non pubblicizzato, che ha apportato ai più bisognosi. Sua è la frase: «I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità». Tutto ciò si è tradotto in realtà attraverso la fondazione no-profit “Instituto Ayrton Senna”, costituita dalla sorella Viviane, dietro preciso volere del fratello, pochi giorni prima della sua morte. Ogni anno circa due milioni di bambini brasiliani, da venti anni, ricevono istruzione e opportunità di sviluppo umano e lavorativo, grazie a questa fondazione. Ayrton ha dato una speranza al suo popolo, perciò è diventato un simbolo. Non da ultima la sua profonda e sincera fede in Dio, mai di facciata né superstiziosa, ma una consapevole scelta di vita. Non parlerò della sua morte, troppo dolorosa per me, in quel maledetto week-end, in cui perse la vita anche un altro ragazzo, Roland Ratzenberger, a cui va tutto il mio affetto. Ayrton non era un uomo perfetto, come nessuno in questa terra lo è. A volte è stato duro ma rispettoso con i rivali, ma questo è sport ed è naturale che sia così, per l’agonismo ad alti livelli. Ma ha mantenuto un livello di moralità e di correttezza elevatissimo, pur essendo immerso in un ambiente, quello della Formula 1, in cui potere e denaro non permettono di esserlo. Ayrton significa “stella del deserto”, e davvero questo nome gli appartiene. Persone così non moriranno mai. Purtroppo sono rare. Ciao Ayrton, un giorno insegnerai a guidare anche a me, per adesso accontentati di essere uno dei miei maestri di vita.

Manuel

Oggi anche io ho deciso di rendere omaggio a questo campione mondiale di Formula 1, deceduto 20 anni fa, a soli 34 anni, in un incidente mortale mentre gareggiava. Perché ho deciso di ricordarlo? Semplicemente perché era un’anima bella. Quando ci sono esempi positivi, è per me una gioia rendere un saluto e un omaggio. Nell’ambiente automobilistico (come anche in altri sport), girano molti soldi e molti interessi, non tutti edificanti, si fa presto a perdere la testa! Non fu così per Ayrton. Questo bel ragazzo, dal sorriso dolce e dall’aria quasi smarrita, non si è lasciato corrompere dal denaro. Nella sua breve vita ha fatto tanto del bene al popolo brasiliano, il quale lo adora tutt’ora. Ha donato molto del suo denaro per aiutare la “sua gente povera”. Ayrton era un uomo di fede, non come si vede spesso in televisione, giocatori che fanno il segno della croce o pregano quando sanno di essere inquadrati. Ayrton non era così, egli era profondamente religioso. Sulla sua tomba c’è una frase, tra le più belle che io abbia mai sentito:

“Nulla potrà mai separarmi dall’amore di Dio”.

Ciao anima bella, stai tranquillo, per te è proprio così.

Giusy

Una preghiera per Ayrton e Roland

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