NOBISCUM DEUM! 257 Tutto l’ universo obbedisce all’amore

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FRANCO BATTIATO… L’ ILLUMINATO…
Più ascolto i brani di Franco Battiato, soprattutto i meno conosciuti e più mi rendo conto, di quale profonda spiritualità emanano i suoi testi. Certe frasi, sono il sunto di alcuni passaggi biblici importantissimi. “Tutto l’ universo obbedisce all’ amore” di per sé, già dice tutto. Non è forse, una sovrapposizione “dell’ amor che tutto move” di dantesca memoria? Questa forza motrice che si espande per tutto l’ universo, oggigiorno non viene avvertita, se non da pochi eletti; eppure c’è. Anche io mi domando spesso dove sia, quando vedo tanta malvagità, tanta disuguaglianza e tante malattie. Ma subito dopo, mi torna in mente che Dio è amore e le Sue emanazioni sono diffuse in tutto l’ universo, come il sole si irradia attraverso i suoi raggi. Se non vediamo abbastanza amore in questo mondo, la domanda che dobbiamo porci, è cosa abbiamo fatto ciascuno di noi, affinché il bene e l’ amore trionfi ovunque. Dio è donazione incessante di amore nell’ universo. Se il male è due, il bene è tre, altrimenti il mondo già sarebbe finito da un pezzo. L’ universo è infinito, altri mondi, altre creature possono giovarsi di questo amore di Dio, tanto bistrattato da noi umani terrestri.

Questo è il mio fioretto di oggi

Buona notte di S. Lorenzo

PER ME LA NOTTE DI S.LORENZO È OGNI GIORNO

Alzo le mani al Cielo e avverto questo bene meraviglioso che c’è sempre, sia di giorno che di notte…

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

Il cavallino di legno e la colonia fascista…

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Mio padre mi raccontava…

Mio padre mi raccontava, di quando andava al mare con la colonia estiva, sotto il periodo fascista. Quando aprirono le iscrizioni nel mio paese, mio padre si presentò e manco a dirlo, sotto peso e mingherlino come era, fu inserito nelle liste per la colonia estiva a Rimini. Il babbo mi raccontava che regnava un clima di ordine e disciplina, ma che lui sopportava abbastanza bene, di perché aveva altri obiettivi da raggiungere: il cibo e la fame atavica che si portava sempre appresso. Lo scopo primario era dunque quello, tutto il resto era in secondo piano e, almeno nella colonia, riusciva nel suo intento di riempirsi la pancia.

Un giorno alcune bancarelle furono allestite nei pressi della colonia. Mio padre incuriosito si mise ad osservarle e rimase incantato nel vedere un cavallino di legno. Tanto era ammaliato da quel giocattolo, che non sentì il fischietto di richiamo della fascistona addetta al servizio di vigilanza della spiaggia. La fascistona in questione, si avvicinò a mio padre e con una brutale violenza, le diede una sberla, così forte che il babbo cadde a terra e anche l’ incantesimo per quel cavallino di legno, si spezzò per sempre.

Un bambino di Passignano assistette alla scena e mentre il mio babbo piangendo si avviò verso la stabilimento della colonia, il bimbo che stava economicamente meglio di mio padre, comperò quel cavallino di legno e, rientrato in colonia, lo regalò a mio padre. Penso alla felicità che quel gesto abbia portato nel cuore di mio padre! E non posso non fare un confronto con oggigiorno, dove impera l’ egoismo e il disinteresse per “l’ altro”.

Mio padre conosceva nome e cognome di quella paesana, lo ricordava ancora, nonostante fossero passati tanti anni e da bimbo, era oramai diventato uomo e padre. Non le serbo’ rancore, provava per lei indifferenza, nel senso più stretto: viva o morta per lui era la stessa cosa.

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

NOBISCUM DEUM! 256 Inneres auge

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“La linea orizzontale
Ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
Inneres auge, das innere auge
Con le palpebre chiuse
S’intravede un chiarore
Che con il tempo e ci vuole pazienza
Si apre allo sguardo interiore
Inneres auge, das innere auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito”. Franco Battiato

INNERES AUGE… È IL TERZO OCCHIO
Una canzone di Franco Battiato che merita una grande attenzione, poiché è di una profondità tale che ci invita ad andare oltre i sensi da noi conosciuti. Inneres Auge significa in tedesco “il terzo occhio”, ossia, “l’ occhio interiore” quello che apre le porte allo Spirito. Battiato ci spiega che tutto ciò che è materiale, non eleva l’ uomo e solo volgendo lo sguardo verso l’ alto, tracciando un’ ipotetica linea verticale, si può raggiungere la beatitudine delle illuminazioni più vicine al divino. All’ opposto, rimanendo attaccati al dio denaro e alle bassezze che ne conseguono, al tangibile, al grossolano, la linea rimane inevitabilmente orizzontale, una linea di demarcazione che chiude l’ occhio interiore ad ogni tipo di sensitività.

IL DIO DEL SILENZIO E DELLA MEDITAZIONE

Non so se qualcuno ha mai riflettuto come mai i monasteri sono tutti arroccati in cima a montagne inaccessibili o su rocce a strapiombo. Questa peculiarità riguarda ogni credo religioso e racchiude in sé, un elemento che unisce ogni diversità: l’, isolamento.

Nel silenzio e lontano dalla “linea orizzontale” dunque, il terzo occhio ha molte più possibilità di vedere ” l’ oltre”.

Nella vita moderna questa attitudine al silenzio interiore è drammaticamente oscurata. I monasteri sono oramai quasi tutti vuoti, le distrazioni e il vivere attuale non favoriscono l’ incontro con le elargizioni che Dio manda incessantemente.

Il sole è sempre lì, ma se noi chiudiamo le finestre e le tapparelle, rimaniamo al buio. Ciò non significa però che il sole ha smesso di irradiare calore con i suoi raggi. Siamo noi che abbiamo interposto finestre e tapparelle affinché non penetri nessun bagliore di luce.

Questo è il mio fioretto di oggi

Che il terzo occhio si apra in voi

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

NOBISCUM DEUM!255 Corpus Domini e infiorata

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CORPUS DOMINI

CORPUS DOMINI

Oggi si celebra la festa religiosa denominata “corpus domini”, ossia, il corpo di Cristo, l’Eucaristia.

C’è un grande fermento per le strade umbre per onorare questa festa. Ci sono gruppi di volontari che di primo mattino si mettono all’ opera per fare questi meravigliosi tappeti decorativi, con immagini sacre e quant’altro.

Un tempo erano molto più semplici queste decorazioni e si facevano con fiori raccolti il giorno prima nei boschi.

Ora la parte floreale è ridotta e sostituita con segatura colorata

Dunque, tutta l’ attenzione si accentua su questi immensi tappeti colorati. I turisti e i passanti armati di telefonini fotografano, selfano, tutto e tutti.

L’ IDOLATRIA DELLE IMMAGINI

Innumerevoli volte nelle scritture, Javeh mette il veto sull’ idolatria che svia l’ uomo dal culto esclusivo che Egli esige, compreso il divieto assoluto di fare immagini e sculture in Sua vece ( divieto non rispettato dalla religione cattolica).

In questi tempi bui di ateismo e religiosità immatura per il credo cristiano e non, bisogna stare molto attenti a non cadere nella trappola dell’ idolatria.

L’ idolatria in questa infiorata sta nel fatto che l’ attenzione e’ tutta rivolta verso queste strade tappezzate, i loro colori, le foto, la gara a chi le fa più belle…ecc…ecc..( oltre a non rispettare il divieto dell’uso delle immagini raffiguranti Dio).

Capito?

E il corpo del Signore dov’è?

All’ interno del nostro cuore e visibilmente nel tabernacolo. Ma se si cade nell’ inganno dell’ infiorata, Cristo si è fermato fuori dalla porta della chiesa, intrappolato e sovrastato dall’ infiorata.

Se all’ opposto, si è consapevoli che tutta questa stupenda coreografia è per omaggiare il Festeggiato, allora la strada fiorata è un atto devozionale.

La linea di demarcazione è molto sottile, entrano in gioco molti altri fattori: la capacità di discernimento, la religiosità immatura o matura, il puro folklore, una gara di bravura, un atto devozionale, palcoscenico….

Buona festa del corpus domini

Ognuno tragga le proprie conclusioni

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

NOBISCUM DEUM! 254 Il dubbio nella fede

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Dubbi e fede: tra fragilità e crescita interiore

È del tutto normale nel corso della vita alternare momenti di gioia e di certezza a momenti di dubbio e di prova. I sentimenti contrastanti sono parte stessa del cammino: spesso proviamo un desiderio di vivere la vita in maniera piena, ma al contempo avvertiamo un’assenza di chiarezza su come farlo senza scendere a compromessi in termini di amore verso Dio e dedizione alla Sua opera.

La fragilità e la vulnerabilità sono parte stessa della natura umana: siamo esseri imperfetti, che devono impegnarsi per migliorarsi e superare – anche nel quotidiano – insicurezze e paure. Tuttavia, credere che il dubbio sia un ostacolo alla nostra fede o un muro insormontabile per seguire la nostra Vocazione è un errore: il dubbio è invece slancio e strumento per fortificare la nostra fede.

Come ha affermato lo stesso Papa Francesco, l’incertezza che interessa la fede ci spinge a conoscere più a fondo il Signore e il progetto che ha delineato per noi: in questo senso, il dubbio deve essere visto come crescita interiore. Porsi domande sulla fede è quindi un bene: solo così siamo spinti ad approfondire noi stessi e il percorso da intraprendere.

Tratto dal link sottostante ⤵️⤵️⤵️

https://www.fatebenefratelli.it/blog/spiritualit%C3%A0-dubbio-perch%C3%A9-avere-fede

IL TARLO DEL DUBBIO

Lo scrivo apertamente che spesso ho queste “fasi”, dove il dubbio vince sulla fede. Mi capita quando vedo immagini spaziali come quelle che ho pubblicato di YouTube o in altre circostanze, come ad esempio, quando si parla di Dio in termini troppo umani. Le immagini dello spazio profondo mi fanno pensare all’ all’infinito e a cosa siamo noi in questa Terra, se non 8 miliardi di formichine GUERRAFONDAIE. Dunque, noi saremmo il capolavoro di Dio? Così malvagi e irriverenti verso la divinità e il prossimo? Noi, i diletti, in uno spazio profondo e infinito quale è l’ Universo? E Dio fuori dal tempo e dallo spazio, può davvero esistere? Può davvero aver pensato a noi così piccoli e irriverenti?

Il tarlo del dubbio

A quanto pare è lecito averlo, ma nel mio caso, ammetto che non mi fa bene e la ragione spiazza lo spirito. Ciò che mi tormenta, sono le risate che mi fanno quando scrivo di Dio su gruppi di astronomi. Ma anche sul fatto che nel corso dei millenni l’ uomo si sia costruito un dio, per sopperire alla paura della morte e alle ingiustizie umane e perciò, sarebbe un’ invenzione umana.

Questo è il mio fioretto di oggi

Dio se ci sei batti un colpo

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

Sono queste le chiese che amo io, senza fronzoli, senza immagini, senza statue, come ha ordinato Javeh nelle scritture. Questi luoghi di culto severi, richiamano l’ uomo al ruolo di creatura piccola e insignificante e innalzano Dio al ruolo di grandezza che gli spetta. Sono chiese protestanti o simili, ma per un soggetto come me, servirebbero: questo modo di trattare Dio come uno di noi e con un aspetto antropomorfo, è deleterio per la mia fede dubbiosa

Che Dio non mi abbandoni nello sconforto

Ovunque tu sia

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A volte chiamo il tuo nome

Quando sto male, quando mi sento sola, grido: “mamma!” Pur sapendo che non sentirò risposta alcuna, ma che anzi, quel nome gridato torna indietro da me, come un colpo andato a vuoto. Eppure, ogni volta che il bisogno o la nostalgia mi attanaglia il cuore, grido ugualmente quel nome meraviglioso che non pronuncio da decenni. È una dannazione che si perpetua di generazione in generazione, quella di non apprezzare i momenti belli che la vita ci ha offerto . Accade così che non apprezziamo l’ amore quando ce lo abbiamo davanti, ma sempre dopo, quando oramai è andato perduto. Resta a questo punto il fardello da portare, senza gloria né onore e la tremenda nostalgia che ci stringe come una morsa il cuore, finché vivremo.

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

Mio padre mi raccontava…il “suo” quarto stato

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1° Maggio festa dei lavoratori

Foto tratta dal web

MIO PADRE MI RACCONTAVA…

Mio padre mi raccontava spesso della sua durissima vita da contadino e un giorno, il discorso cadde sui diritti inesistenti dei braccianti. Il babbo mi raccontava che i campi dei padroni dovevano essere sempre in ordine e pertanto, i canali di scolo, dovevano sempre essere scavati e ripuliti, affinché le acque piovane non allagassero i campi e di conseguenza il raccolto. Un giorno mentre lavoravano sotto un sole cocente, arrivò il fattore con un fucile e si mise a sedere, osservando mio padre e i miei zii mentre zappavano. Il babbo mi disse che una rabbia gli salì in gola fino a togliergli il fiato, a stento riuscì a contenerla, ma tacque. Il giorno seguente, tornarono al lavoro e, mentre zappavano, ecco di nuovo il fattore a fare il guardiano con il fucile. Mio padre mi raccontò che quel giorno la rabbia non riuscì a contenerla e con la zappa in mano, si avvicinò al fattore e gli disse: “la vedi sta’ zappa? Io ti stronco il collo se non te ne vai via, TU E IL TUO FUCILE!!!!”. Poi si voltò e torno’ a scavare. Non credo che si rese conto del pericolo mortale a cui era andato incontro. Il fattore comunque, stette ancora un po’ e poi si allontanò in sordina e da quel giorno, non venne più.

I diritti dei lavoratori sono sempre scaturiti da lotte sociali, da scioperi e quant’altro. Con il passare del tempo, le nuove generazioni non hanno vigilato sui diritti acquisiti e così, si sono perduti di nuovo . Niente è per sempre, la classe operaia si è impigrita e rammollita, ha rincorso il benessere con l’ aperitivo in mano e le tasche vuote.
BUON PRIMO MAGGIO
Giusy Beatrice Lorenzini❤️

25 Aprile giorno della liberazione. Aspettando l’ alba…

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LETTERA DI UN PARTIGIANO A SUA FIGLIA, PRIMA DI ESSERE FUCILATO
Gianna, figlia mia adorata, è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno. Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa. Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.

Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.

Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre

Con il nodo alla gola e con profonda commozione, ogni onore e gloria a tutti i nostri partigiani ❤️

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

NOBISCUM DEUM! 253 Beati gli operatori di pace

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https://www.avvenire.it/amp/attualita/pagine/marcia-perugia-assisi-2022-straordinaria

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 14,27-31

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace”…

I popoli di ogni parte del mondo sognano la pace, ma i loro governanti invece, vogliono la guerra. A questo punto c’è da domandarsi cosa c’è di democratico in questo pianeta, visto che tanto nelle dittature conclamate o nelle democrazie liberali, il sunto appare evidente: la guerra è lo strumento preferito dai potenti per curare i propri interessi. Dunque, niente accordi fatti con negoziati o con una seppur minima ragionevolezza.

Questo è il mio fioretto di oggi

Vi lascio la pace vi do la mia pace…ma niente da fare…il più grande Rivoluzionario che il mondo ha avuto, non viene ascoltato.

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️

NOBISCUM DEUM! 252 Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi

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https://fb.watch/cuoRXgBPHG/

https://fb.watch/cwbX-lMy-P/

La mia proverbiale avversione verso le immagini e le statue rappresentanti il sacro, trovano in questi due link, l’ espressione più verace e plateale, di quanto Javeh aveva ragione a riguardo tutto ciò…( e anche io, seppur con un’ abissale differenza).

Ricordo le Sue parole:

Esodo 20,2-17
2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.

LEVITICO 26:1
Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite né statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.

CONTRO L’ IDOLATRIA DELLE IMMAGINI

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Beatrice Lorenzini ❤️