Nobiscum Deum! 206

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP. 22,3-4 IL FIUME E L’ALBERO DELLA VITA

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

IL FIUME E l’ ALBERO DELLA VITA CAP. 22, 3-4

3E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
4vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.

Giovanni ci ricorda che in quell’ area non c’è nessun interdetto o anatema, perché tutti ammessi e possono varcarne la frontiera, a differenza di quanto accadeva per il settore sacro e invalicabile di Sion v. 3. La’ c’è Dio ci attende sul trono e, accanto a lui, c’è l’ Agnello Cristo. Tutt’ attorno si radunano i fedeli per celebrare la perfetta liturgia di adorazione v. 4.

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l ‘ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

PS. ERRATA CORRIGE: Avevo scritto precedentemente che questo sarebbe stato l’ ultimo capitolo, invece non è così, c’è n’è ancora altro, mi era sfuggito!

Nobiscum Deum! 205

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IL FIUME E L’ ALBERO DI VITA CAP. 22, 1-5 APOCALISSE DI GIOVANNI


Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

IL FIUME E L’ ALBERO DELLA VITA CAP. 22, 1-2

1Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

3E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
4vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
5Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

Il viaggio intorno e dentro la città santa, meta ultima e approdo gioioso del fiume della vita, giunge in finale davanti a un fiume. È questo l’ ultimo riquadro del grandioso affresco della Gerusalemme celeste dipinto a partire dal precedente capitolo. La descrizione del fiume costeggiato da alberi si ispira a una pagina affascinante di Ezechiele (47,1-2) che dovrebbe essere letta come ideale commento al passo dei vv. 1-2

Dal tempio di Gerusalemme del futuro il profeta vede fluire un ruscello che, scendendo verso il deserto, l’ avrebbe fatto pullulare di pesci e di vita. Acqua e albero carico di frutti sono simboli classici di felicità ma anche di giustizia e comunione con Dio.

Ma, al di là della prodigiosa fecondità degli alberi ora descritti, capaci di fruttificare ogni mese (ritorna la simbologia del dodici) e della loro energia terapeutica, c’è nell’ oasi paradisiaca della città santa un albero non registrato nei manuali dì botanica, l’ “albero della vita”: il rimando è il giardino dell’ Eden (Genesi 2,9; 3,24) ove questa “pianta teologica” – allora vietata all’ uomo incarna a quell’ immortalità che adesso è offerta al giusto perché viva sempre col suo Dio nell’ eternità Beata.

È suggestivo che la Bibbia inizi e si concluda con questo segno del destino dì gloria che possiamo perdere ma, che è sempre disponibile a chi segue le vie di Dio.

Questo è il mio fioretto di oggi e di ieri

EZECHIELE 47, 1-2

1 Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. 2 Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno fino alla porta esterna che guarda a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. 3 Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. 4 Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. 5 Ne misurò altri mille: era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute, erano acque navigabili, un fiume da non potersi passare a guado. 6 Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?».
Poi mi fece ritornare sulla sponda del fiume; 7 voltandomi, vidi che sulla sponda del fiume vi era un grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. 8 Mi disse: «Queste acque escono di nuovo nella regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare, ne risanano le acque. 9 Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà.
Lungo il fiume, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Questo capitolo della Bibbia fu scritto dal profeta Ezechiele, all’ incirca 800 anni prima della venuta di Cristo. I profeti sono uomini pervasi dal Santo Spirito con il quale Dio si è manifestato al mondo con visioni sul futuro veritiere, eccezionali, inconfutabili e che si sono in seguito, tutte realizzate. Quando qualcuno mi chiede “le prove” per credere, ( anche se la conversione è opera di Dio), io rispondo: “Leggete la Bibbia, fatevi spiegare, approfondite, meditate e lasciatevi guidare dal Santo Spirito, sarà Lui a insegnarvi ogni cosa”.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 204

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LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 27 APOCALISSE DI GIOVANNI

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21,27

27Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette orrori o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Nel finale del capitolo si ha una nota negativa, una specie di formula di esclusione dalla città santa e dalla sua anagrafe v. 27. L’ ingresso è vietato a tre presenze che cadono sotto l’ interdetto divino. Attraverso il linguaggio sacrale, si vuole evocare quanto è fuori dall’ area santa, ma non in senso rituale bensì morale.

È espulso dalla città santa, chi commette abominio, empietà, infamia e, infine, chi pratica la menzogna: è già noto che con questa terminologia si fa riferimento all’ idolatria che è il peccato più grave riscontrato in tutta la Bibbia.

Ora nella città – tempio si ha una comunità tutta consacrata; il male della Bestia è esorcizzato; l’ unica liturgia è quella dell’ Agnello. L’ anagrafe della Gerusalemme nuova coincide con gli elenchi del “libro della vita”, apparso nelle mani del Giudice finale: lì sono segnati i nomi degli adoratori del Dio vivente.

Questo è il mio fioretto di oggi e la fine del capitolo

Beati coloro che sono segnati in quel libro

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 203

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LA GERUSALEMME CELESTE LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 23-26

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 23-26

23La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
24Le nazioni cammineranno alla sua luce,
e i re della terra a lei porteranno il loro splendore.
25Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte. 26E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.

La “pittura” della Gerusalemme nuova e perfetta si fa luminosa vv. 23-24 e l’ autore si affida a un canto di Sion elaborato dal terzo Isaia CAP. 60….. “Il sole non sarà più luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te. Marceranno i popoli alla tua luce…. il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore”.

Finiranno le barriere, cadranno i reticolati, si elimineranno le frontiere, saranno cancellate le proprietà, le porte delle case saranno sempre aperte nell’ ospitalità e quelle della città accoglieranno flussi di pellegrini da tutti i popoli, proprio come aveva profetato Isaia cap. 60e 2,1-5.

In Gerusalemme si avrà un raduno universale delle nazioni che vi confluiranno come in un pellegrinaggio universale, recando i loro doni specifici in un abbraccio di fraternità e di pace vv. 24-26

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 202

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP. 21, 21-22 LA CITTÀ SANTA

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 21-22

21E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta era formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

22In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.

Con fantasia l’ Apocalisse immagina che le porte della città santa siano di madreperla, ma tratte da un’ unica immensa perla, mentre la piazza che si apre al centro urbano è un’ unica immensa perla, mentre la piazza che si apre al centro urbano è un’ unica lastra d’ oro puro che riflette la luce come cristallo v. 21. È un’ immagine di splendore estremo : Gerusalemme è un tesoro inestimabile, l’ unico che resiste a tignola, ruggine e ladri, come diceva Gesù (Matteo 6, 19-21).

La descrizione prosegue con una caratteristica a prima vista sorprendente nella Gerusalemme celeste non ci sarà nessun tempio v.22. Facile, però, è comprendere il significato di questa assenza: tra Dio e l’ uomo non ci sarà più nessuna mediazione. L’ incontro sarà allora diretto e assoluto perché Dio sarà con noi e noi diverremo il suo tempio vivo in cui egli è il suo Cristo si rivelano e operano.

Allora si attuera’ in pienezza l’ annuncio di Paolo secondo cui noi “siamo il tempio di Dio e lo Spirito abita in noi”. La comunione piena è la metà ultima dell’ uomo secondo l’ Apocalisse, le distanze con Dio e le barriere divisorie crolleranno e cederanno il passo all’ intimità.

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 201

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP. 21,18-20 LA CITTÀ SANTA

LA CITTÀ SANTA, CAP. 21,18-20

18Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. 19I basamenti delle mura della città sono adorni di ogni specie di pietre preziose. Il primo basamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, 20il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.

Nei VV.18-20 si prendono in considerazione per la città santa, naturalmente anch’essi simbolici, costruiti da oro purissimo, il metallo divino e da pietre preziose. Per l’ Apocalisse le fondamenta della nuova città santa sono costruite da dodici pietre preziose. Si pensa che Giovanni abbia tenuto presente le dodici pietre incastonate nel pettorale del sommo sacerdote (esodo 28,17-21;39, 10-12. Egli incarnava in sé, con questo segno, tutto il popolo di Dio, raffigurato simbolicamente dalle dodici pietre. Ancora una volta è, quindi, in azione la vera comunità del popolo di Dio.

Questo è il mio fioretto di oggi

Mi sto avviando alla conclusione dell’ Apocalisse di Giovanni e, terminato questo capitolo, ne rimarrà uno soltanto. C’è un certo turbamento in me, in quanto ritengo che una pausa estiva sia utile. Ma quando finisce un fioretto? È da Marzo di anno scorso che ho iniziato per via della pandemia….ma ancora non è terminata! In verità, in cuor mio, lo faccio anche per la mia salute e per chi legge. Insomma, smettere per me, nel mio modesto pensiero umano, è come se rompessi un patto e mi venisse a mancare la benedizione di Dio. Poi rifletto, e concludo che il pensiero umano, non coincide con l’ immensità della divinità. Certo è, che anche in maniera più soft, non abbandonerò questo genere di scritti nel blog, magari in maniera un po’ meno prolissa.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 200

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP. 21, 15-17 LA CITTÀ SANTA

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 15-17

15Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro per misurare la città, le sue porte e le sue mura. 16La città è a forma di quadrato: la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: sono dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono uguali. 17Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo.

La città santa è delineata quasi dall’ alto, secondo una visione d’ insieme accuratamente misurata nelle sue dimensioni simboliche vv. 15-17 L’ autore sacro per tracciare questa ideale planimetria attinge al profeta Ezechiele e alla terza visione di Zaccaria ove si annunzia la restaurazione di Gerusalemme. Il regolo per le misurazioni compiute dall’ angelo “geometra” è d’ oro perché raffigura lo splendore e le dimensioni Trascendenti e celesti della città. La canna era lo strumento in uso presso gli antichi per le misurazioni. La pianta risultante è quadrata e cubica si tratta di un simbolo di perfezione, così, com’era – secondo la Bibbia – il Santo dei Santi, cioè il tabernacolo della presenza divina nel tempio salomonico.

Le misure risultanti sono colossali e ovviamente simboliche. Si ha infatti, un perimetro sconfinato di migliaia di chilometri, che dà origine a un cubo gigantesco. Il lato del quadrato è di 12.000 stadi (12, numero delle tribù e degli apostoli, e 1000, cifra d’ immensità) e lo stadio è, per precisione, di 185 metri e ci porterebbe a 2.220 chilometri per l’ insieme del lato! Ma l’ autore aggiunge che “lunghezza, larghezza, altezza sono uguali”! Lo spessore delle mura sarebbe di 266 metri di spessore, ma anche in questo caso ciò che conta è il numero simbolico 144 equivalente alla pienezza del (12x12x12)

La ripetizione di questo numero sacro in varie combinazioni è la celebrazione della perfezione suprema della nuova Gerusalemme, soprattutto se si tiene presente il senso di incompiuto e di limite che noi sperimentiamo nella storia. Dio offre come meta la bellezza, l’ armonia, l’ assoluto per tutta la sua creazione.

Questo è il mio fioretto di ieri e di oggi

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 199

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LA CITTÀ SANTA CAP 21,12-14 APOCALISSE DI GIOVANNI

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21,12-14

12È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.14Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Inizia il tracciato della planimetria della città santa, seguendo la struttura delle antiche città secondo le mura, le porte, le fondazioni v. 12-14

La città santa è cinta da un possente baluardo protettivo e si apre con le sue dodici porte alle quattro dimensioni dello spazio: tre per il sorgere del sole (est), tre la’ dove soffia la bora ( nord), tre dove soffia il noto (sud) e tre dove il sole declina (ovest). Così, infatti, sono indicati nell’ originale greco del v. 13 I quattro punti cardinali. Il trionfo del numero dodici vuole esaltare la realtà perfetta del popolo di Dio, incarnato in Gerusalemme.

Le dodici tribù costituivano il popolo della prima Alleanza e ora si ripropongono anche nella nuova e definitiva Alleanza.

Anche le fondamenta della città ricalcano il numero sacro del dodici, ma con riferimento ai dodici apostoli di Cristo v. 14

Nobiscum Deum! 198

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LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 10-11 APOCALISSE DI GIOVANNI

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21, 10-11

10L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 

Subentra ora, quasi in dissolvenza, la città santa vv 10-11, alla quale Giovanni è condotto attraverso una visione dai contorni profetici ed estatici ( “l’angelo mi trasportò in spirito”). Il simbolo urbano evoca qualcosa di femminile, è come un grembo fecondo e protetto, luogo di intimità e di pace.

La città è dono e presenza di Dio: non è infatti, eretta da mani d’ uomo su un perimetro spaziale, ma fatta discendere dal cielo, da Dio. Essa è avvolta dalla gloria della divina, un segno luminoso di vicinanza, di rivelazione, e di presenza del Signore questo è il valore del simbolo biblico della “gloria”. Essa, allora, diventa simile al diaspro, una pietra preziosa brillante, senza venature, trasparente e dai mille riflessi colorati.

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.

Nobiscum Deum! 197

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP. 21,9- LA CITTÀ SANTA

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni

LA CITTÀ SANTA CAP. 21,9

9Poi venne uno dei sette angeli, che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli, e mi parlò: “Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello”. 10L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 12È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. 14Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
15Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro per misurare la città, le sue porte e le sue mura. 16La città è a forma di quadrato: la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: sono dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono uguali. 17Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. 18Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. 19I basamenti delle mura della città sono adorni di ogni specie di pietre preziose. Il primo basamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, 20il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. 21E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta era formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

22In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
23La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.
24Le nazioni cammineranno alla sua luce,
e i re della terra a lei porteranno il loro splendore.
25Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
perché non vi sarà più notte.
26E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
27Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette orrori o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Con Giovanni siamo condotti davanti al grande affresco della Gerusalemme nuova, la metà a cui converge idealmente tutto il cammino dell’ umanità. Come sempre, l’ autore dell’ Apocalisse di dipinge questa scena gloriosa, attraverso molte descrizioni fatte in precedenza da alcuni profeti come Ezechiele, Isaia e Zaccaria.

Potremmo immaginare, in apertura a questo affresco, che gli angeli delle coppe del giudizio depongano gli strumenti della loro azione implacabile e uno di essi si trasformi in guida e “interprete”, pronto a descrivere a Giovanni e a noi lo splendore della città – sposa, cioè la nuova comunità degli uomini e delle donne in cui regna l’ amore per Cristo. All’ oscena provocazione della Prostituta ora si sostituisce il candore festoso della sposa, felice di stare col suo sposo, l’ Agnello – Cristo. v. 9.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l ‘ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”.