Nobiscum Deum! 144

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Apocalisse 13,14-18 LA BESTIA TERRESTRE

APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 13, 14-18 LA BESTIA TERRESTRE

11 Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. 12 Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. 13 Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14 Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. 15 Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

La Bestia terrestre con il potere affidato dalla Bestia marina, seduce gli uomini, invitandoli a “fare” una statua della prima Bestia v. 14; “fa” condannare a morte chi non adora quella statua v. 15; “fa” che tutti ricevano il marchio della Bestia vv. 16-17.

Essa è, quindi, rappresentata soprattutto in azione e al servizio della Bestia marina. La sua pericolosità è nel fatto che si trasforma in agnello, mentre in realtà la sua voce è quella demoniaca del drago. Il pensiero corre ai falsi profeti denunciati da Gesù “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. Matteo 7,15. Il falso profeta, tra l’altro, entrerà in scena a più riprese nell’ Apocalisse.

Siamo, allora, di fronte a un simbolo del potere ideologico e religioso corrotto, della falsa religione col suo corteo di falsi profeti che conquistano le masse.

Nel v. 15 si fa riferimento alle statue parlanti, dedicate alla prima Bestia e dotata di poteri magici. Già il padre della Chiesa del II secolo Ireneo, parlava delle “operazioni magiche” che riuscivano a far parlare le statue, suscitando panico e adorazione vv. 14-15, sfociando così nell’ idolatria più cruda, l’ esatto contrario del volere di dio.

Ciò che il male riesce ad escogitare è inimmaginabile, la sua perversione non ha limiti. Ma la cosa più amara è nella processione descritta nei vv. 16-17: piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi che incarnano tutta la società. Sono segnati in fronte, simbolo del pensiero e della personalità, e sulla mano, espressione dell’ azione e delle decisioni operative, con un marchio infame. È una specie di battesimo demoniaco che si oppone al sigillo dell’ Agnello impresso sugli eletti fedeli (7,4; 14,1).

Il male attraverso la seduzione della falsa religione, rende schiavi uomini e donne, piccoli e adulti, ricchi e poveri; i suoi incantesimi sono come spire che ci avvolgono soffocando lo spirito. Tutto questo, però, non sfugge mai al controllo Supremo divino. Nei vv. 14-15 si ripete che tutto avviene perché “fu concesso”, per permissione divina, alla Bestia di agire intervenendo nella storia. C’è, quindi, sempre un arbitro superiore divino che, dopo aver lasciato liberi gli uomini, interviene nella storia in modo decisivo.

Il marchio di appartenenza reca incisi alcuni elementi simbolici della Bestia, come il nome e la sua cifra. Su quest’ ultima viene offerta nel v. 18. Di solito si afferma che, essendo il sette il numero della perfezione, l’ accostamento di tre sei nel numero seicentosessantasei da come risultato l’ apice dell’ imperfezione, dell’ instabilità, della negatività. Tre sei 666, da sempre i numeri associati a Satana: siamo in presenza di un concentrato di limite e imperfezione.

Questo è il mio fioretto di oggi e di ieri

Un doppio fioretto affinché la catena non si spezzi mai..

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse “

Nobiscum Deum!143

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP. 13, 18 LA BESTIA TERRESTRE

LA BESTIA TERRESTRE CAP. 13, 11-18

11 Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. 12 Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. 13 Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14 mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. 15 Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Nel capitolo precedente dominava la Bestia marina, ora, in questo capitolo è in azione la Bestia terrestre. Essa, dunque, proviene dall’ orizzonte della storia e si nasconde nelle pieghe stesse delle vicende umane. Il suo profilo comprende due sole corna; è quindi meno potente della Bestia marina.

L’ autore in questo capitolo ripete per otto volte il verbo greco poein, “fare”. Essa “fa”, cioè esercita il potere delegato dalla prima Bestia; “fa” che la terra adori la prima Bestia v. 12; “fa” grandi prodigi, “fa” scendere il fuoco dal cielo v. 13; con questi segni che “fa” seduce gli uomini invitandoli a “fare” una statua alla prima Bestia v. 14; “fa” che tutti ricevano il marchio della Bestia vv. 16-17.

Questo è il mio fioretto di oggi

Ogni volta che inizio un nuovo capitolo, spero in cuor mio, di trovare un argomento più facile e distensivo… ma niente da fare, il male nell’ Apocalisse di Giovanni viene sviscerato fino in fondo; ed è talmente forte e devastante che non nascondo un malessere in me nella stesura. È assurdo che nella vita di tutti i giorni, non viene raccontato in questa maniera, soprattutto da parte della Chiesa che non grida le parole di Giovanni al mondo e tace, su questa lotta furibonda di Cristo per debellare per sempre il potere di Satana che attanaglia le nostre vite, in pensieri, parole, opere e omissioni.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l ‘ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 142

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LA BESTIA MARINA CAP 13,9-10 APOCALISSE DI GIOVANNI

APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 13,9-10

9 Chi ha orecchi, ascolti:
10 Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.
In questo sta la costanza e la fede dei santi.

Il brano si conclude con un appello all’ ascolto di una specie di oracolo conclusivo destinato ai “santi”, cioè ai fedeli e ai martiri che conservano intatta la loro fede e non si piegano davanti ai tiranni perché sono certi che la storia è nelle mani di Dio.

Il finale di questo complesso capitolo è un’ esortazione di incoraggiamento a tutti i cristiani che soffrono per la persecuzione, affinché si conservino fedeli al Vangelo: la vittoria ottenuta dall’ Agnello Cristo nella Pasqua è anche la certezza della loro vittoria finale.

Questo è il mio fioretto di oggi

Rimaniamo fedeli a Cristo

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 141

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LA BESTIA MARINA 13,5-8

5 Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 7 Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione

Il potere della Bestia è presentato come limitato: ha una frazione limitata invalicabile rappresentata dall’ oramai nota frazione dei quarantadue mesi v. 5, equivalenti ai milleduecentosessanta giorni e ai tre anni e mezzo che abbiamo spesso incontrato. 8 L’adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’ Agnello immolato, fin dalla fondazione del mondo.

È, quindi, una vittoria circoscritta e transitoria, che moltiplica, da un lato, i martiri, cioè i “santi”, I cristiani fedeli v. 7, e, d’ altro lato, gli apostati e tutta la folla degli adoratori del potere di diabolico v. 8; questi ultimi non saranno mai iscritti nel libro della vita di Dio che ora è affidato in custodia e gestione anche all’ Agnello.

Questo è il mio fioretto di oggi

Scritto con l ‘ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 140

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 13,2-4 LA BESTIA MARINA

APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 13,-2-4

2… Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. 3 Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia 4 e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».

Il drago riceve il potere da Satana stesso, poiché la Bestia è Satana, sotto mentite spoglie. In una visione piuttosto pessimistica della politica, l’ Apocalisse vede che le superpotenze sono vassalli di Satana, sono ispirate dal male. Certo, non si ha qui una condanna radicale e “anarchica” di ogni autorità, ma ci si trova di fronte è una vigorosa messa in guardia contro la terribile tentazione insita nel potere.

All’ improvviso nella figura della Bestia si introduce uno sconvolgimento v. 3. Una delle sue teste è colpita moralmente; eppure riesce ad rialzarsi creando così ammirazione tra le genti che diventano seguaci della Bestia e adoratrici del suo signore, il drago. v4. Giovanni vuole ammonire i suoi ascoltatori che il potere perverso e arrogante ha risorse sorprendenti; anche Satana compie i suoi miracoli e facile è lasciarsi sedurre dalla forza del male e del suo fascino.

Miracolosamente guarita, la Bestia ora si scatena in una sfida senza remove nei confronti di Dio e dei fedeli. La sua forza di attrazione dilaga per tutte le regioni del nostro pianeta coinvolgendo culture e nazionalità, singoli e società.

Questo è il mio fioretto di oggi

Le forze del male sono infiltrate in ogni tessuto della società, in ogni popolo, in ogni cultura. Il bene e il male è in ognuno di noi. Saggio è l’ uomo che prima di compiere un’ azione PENSA, a quali ripercussioni può portare.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l ‘ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 139

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La Bestia marina Apocalisse 13,1-10

Invochiamo il Santo Spirito affinché ci illumini nella comprensione dell’Apocalisse di Giovanni


1 Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. 2 La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. 3 Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia 4 e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».
5 Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 7 Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. 8 L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato.
9 Chi ha orecchi, ascolti:
10 Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.
In questo sta la costanza e la fede dei santi.

Dopo il grande quadro dedicato al drago, ora si aprono due grandiose scene parallele che sono dominate da due Bestie simboliche personificate, l’ una marina, l’ altra terrestre.

La prima Bestia emerge dalle onde del mare, il grembo oscuro del male, secondo l’ oramai nota concezione dell’ Antico vicino Oriente (Salmo 74,13)

L’ impero romano è il persecutore dei cristiani e nella Bestia si condensano tutti i regni oppressivi della storia, potenti (le corna), sovrani sui popoli ( i diademi) e ribelli a Dio ( il nome “blasfemo”, cioè loro programmi arroganti e violenti e la loro superbia idolatrica).

I “nomi blasfemi” rimangono un aspetto originale e alludono polemicamente ai titoli divini che spesso i regnanti si arroga vano v. 1. Ma il ritratto della Bestia è precisato ulteriormente nel v. 2 ove appare come una miscela di belve differenti. C’è innanzitutto la pantera, che era la terza belva, come simbolo dell’ impero persiano. Si introduce, poi, per descrivere le zampe della Bestia l’ orso che era la seconda fiera destinata a rappresentare il regno dei Medi. Infine la bocca rimanda alle fauci di un leone che era la prima Bestia, incarnazione dell’ impero babilonese. Nella Bestia marina dell’ Apocalisse si compendiano, dunque, i grandi potentati politici della storia.

Questo è il mio fioretto di oggi

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 138

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LA LOTTA TRA IL DRAGO, MICHELE E LA DONNA

LA LOTTA TRA IL DRAGO, MICHELE E LA DONNA

17 Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
18 E (il drago) si fermò sul litorale del mare.

Il drago, comunque, non si placa e ritorna all’ assalto v. 17.Questa voltano si accontenta di colpire direttamente la donna, vuole irrompere sulla “sua discendenza”, proprio come in Genesi 3,15. Nel Figlio, cioè Cristo, appaiono anche i figli, cioè i cristiani, che qui sono descritti con due definizioni suggestive. Essi sono “coloro che osservano i comandamenti di Dio”. Essi sono anche “coloro che hanno la testimonianza di Gesù“, cioè sono i fedeli custodi del Vangelo e partecipi alla testimonianza di Cristo crocifisso. Ma contro costoro il drago demoniaco non potrà prevalere ed è questo che allude il versetto finale, il 18, col drago fermo sul litorale del mare.

Questo è il mio fioretto di oggi

Il primordiale mostro Marino (il drago) sulla spiaggia e nella linea di confine tra mare e terra, delinea il drago demoniaco fermo sul segno del suo limite, che è già di per sé una arretratezza e indice di sconfitta.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 137

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APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 12, 13 – 16

L’ ARCANGELO MICHELE

APOCALISSE DI GIOVANNI CAP 12, 13-16

13 Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. 15 Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.16Ma la terra venne in suo aiuto alla donna: aprì la sua bocca e assorbì il fiume che il drago aveva vomitato dalla sua bocca.

Dal cielo ora ritorniamo sulla terra, ove, appunto, si svolge la battaglia tra il drago, la donna e suo figlio vv. 13-14. Dio offre una via di salvezza contro l’ assalto del male: riprendendo il tema del deserto, della manna e della protezione divina che libera dal male che era già apparso nella scena precedente 12,6, si ribadisce che la potenza del male non prevarrà.

La protezione divina che libera dal male è raffigurata simbolicamente dalle ali dell’ aquila, un’ immagine, già apparsa in 8,4 di matrice biblica e legata all’ esodo d’ Israele dalla schiavitù faraonica. Il tempo della fuga nel deserto sotto l’ incubo del male è, però, come sempre limitato e circoscritto. Usando un’ espressione del profeta Daniele, si afferma che la donna rimarrà con il figlio nel deserto solo “per un tempo, due tempi e la metà di un tempo”. A livello numerico abbiamo la sequenza 1+2+0,5=3,5, cioè la metà del numero perfetto “sette”, equivalente a tre anni e mezzo, cioè ai “quarantadue mesi” di 11,2 e ai milleduecentosessanta giorni di 12,3: sono cifre imperfette che denotano un tempo ridotto.

Ma l’ assalto satanico non ha tregua. Mille e mille sono i tentativi che il Maligno compie per schiacciare il bene. Nei versetti 15-16 il drago ricorre alle acque caotiche e distruttrici, espressione del Male e del nulla, ma allusione anche al mar Rosso che gli ebrei riescono ad attraversare. Anche in questo caso l’ assalto è vano e subito frustrato da Dio. L’ onda tumultuosa vomitata dal drago viene inghiottita dalla terra che è raffigurata come se avesse le fauci spalancate. I flutti delle tempeste minacciano i giusti, gli attacchi dei perversi si scatenano contro i fedeli, le persecuzioni dell’ ingiustizia incombono sugli onesti. Ma l’ ultima parola, efficace e decisiva, è quella di Dio e della sua parola protettrice.

Questo è il mio fioretto di oggi

Mi colpisce questa forza tremenda del male che io riscontro anche nella mia epoca. La vedo nelle multinazionali che decidono le sorti di miliardi di persone, nelle violenze sui bambini e sulle donne, su ogni abominio, su ogni delitto, su ogni sfregio alla creazione. Purtroppo sia nel mondo antico sia nel mondo moderno, non ravviso un “miglioramento” nel genere umano; tutto è statico e a mio avviso, è anche per questo motivo che la Parusìa tarda a venire.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l’ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 136

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LA LOTTA TRA IL DRAGO, MICHELE E LA DONNA CAP. 12,11-12

LA LOTTA TRA IL DRAGO, MICHELE E LA DONNA – CAP 12,11-12

11 Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
12 Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo».

Alla radice della vittoria sul drago satanico c’è innanzitutto la passione e morte di Cristo v.11: “il sangue dell’ Agnello”), sorgente di ogni redenzione. Ma ad essa è associata anche la testimonianza del martirio dei cristiani. C’è un’ intima partecipazione all’ opera redentrice dell’ Agnello da parte della comunità cristiana attraverso la passione e la morte dei fedeli; ma, consideratala figura della donna che incarna anche Israele giusto, si può pensare che vengano coinvolti anche tutti i martiri dell’ Antica Alleanza. Il v. 11, descrivendo la passione e morte dei fedeli, dichiara che essi “non amaro o la loro vita fino ad accettare la morte”. La frase evoca quella di Gesù che affermava: “Chi ama la sua vita la perde; chi invece la odia in questo mondo la conserverà per la vita eterna”. (Giovanni 12,25).

Il solista celeste invita ora l’ intero coro angelico a unirsi al canto di gioia v. 12. Suggestiva è l’ immagine della tenda eretta nel cielo nella quale risiedono angeli e giusti. Questo inno di esultanza si trasforma, però, in un appello agli abitanti della terra: seppur sconfitto in radice dalla Pasqua di Cristo, il male è ancora presente nel mondo, il drago si dibatte con ferocia furibonda. L’ umanità continua ad essere oggetto dell’ invidia, dall’ assalto, del desiderio di rivincita del diavolo. La storia continua ad essere un campo di battaglia in cui il duello tra il drago e la donna, tra la discendenza del serpente, cioè l’ umanità peccatrice e la stirpe della donna, cioè i giusti e i fedeli (Genesi 3,15), si protrae senza tregua. Tuttavia ancora una volta l’ Apocalisse invita alla speranza. Infatti Satana sa di avere “a disposizione un tempo breve”: il trionfo definitivo non è suo, l’ eternità gloriosa è di Dio e dei suoi eletti.

Questo è il mio fioretto di oggi

Un fioretto è un impegno che comporta un sacrificio per ottenere qualcosa: io l’ ho chiesto per salvare dalla pandemia tutti coloro che mi vogliono bene e tutti coloro che che si impegnano a leggere questi scritti. Per tutto ciò, anche il giorno di Pasqua questo “dovere” va adempiuto. Buona Pasqua e buona vita a tutti.

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l ‘ aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi “Apocalisse”

Nobiscum Deum! 135

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LA LOTTA TRA IL DRAGO, MICHELE E LA DONNA

APOCALISSE DI GIOVANNI 12,10-

10 Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.

Chi sia il drago oramai appare in modo netto, è il serpente antico; il drago poi chiamato Diavolo, un termine greco che significa “Colui che divide” e che era stato usato come versione del terzo nome, “Satana”, una parola ebraica che indica l”Accusatore”.

Oramai è chiaro che il duello si svolge tra la presenza democratica nella storia e la comunità dei giusti. Il destino di Satana non è celeste; pur avendo una dimensione sovrannaturale, egli può, non è Dio né appartiene all’ orizzonte divino ed è per questo che è precipitato sulla terra, nella storia e può operare in connessione con la libertà e del peccato dell’ uomo.

L’ autore dell’ Apocalisse riafferma la centralità di Dio, di Cristo e dell’ uomo rispetto al diavolo. Ma egli riconosce la pericolosità di quella presenza: essa provoca dall’ esterno la nostra libertà facendone sprigionare la negatività, orientandola verso il polo del male e dell’ ingiustizia.

Questo è il mio fioretto di oggi

Nel pieno del Mistero pasquale, parlare del “tentatore” e del male, è un’ opportunità per capire meglio l’ amore di Colui che toglie i peccati dal mondo. Buona meditazione, e buona Pasqua ❤️

Giusy Lorenzini ❤️

Scritto con l ‘aiuto del libro del card. Gianfranco Ravasi, “Apocalisse